Riceviamo e pubblichiamo
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| Francesco Mattioli |
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- Caro Lupo Solitario,
nel corso di un recente incontro sulle metodologie di valutazione dello sviluppo civico delle città è stato deciso di inserire a pieno titolo il numero di piste ciclabili fra gli indicatori più sensibili, nella considerazione che si tratta di iniziative volte a diminuire il traffico, l’inquinamento e anche a spingere i cittadini a praticare più facilmente un’attività che crea benessere fisico e sociale.
Oggi tutte le città italiane considerate più “vivibili”, quelle che si trovano ai primi posti delle rituali graduatorie sulla qualità della vita del Sole 24 Ore o di Legambiente, possiedono un cospicuo numero di piste ciclabili.
Da qualche tempo, inoltre, lo Stato appoggia e finanzia progetti di bike-sharing (con pedalata assistita) che non solo educano ad un diverso rapporto con i percorsi cittadini, ma spingono alla creazione di nuove piste ciclabili.
Naturalmente, nei settori più miopi della società – e segnatamente tra gli automobilisti più accaniti – progetti del genere sono fortemente avversati; statisticamente il numero di piste ciclabili cala man mano che ci inoltra nei territori dove il senso civico e la maturità culturale scarseggiano.
Purtroppo, ricordo – perché ero assessore in quella giunta provinciale – che verso la metà degli anni ’60 si progettò di creare una pista ciclabile intorno al lago di Bolsena, progetto naufragato non solo, e non tanto, per motivi finanziari, ma per gli ostacoli frapposti allora da alcuni dei comuni interessati, che ritenevano di dover perseguire altri e più pressanti (a loro giudizio) obiettivi.
Criticare ogni innovazione, anche quelle che sono benedette in modo bipartisan, magari con la scusa che esistono altre priorità, non è uno sport accettabile, ancorché molto praticato nella nostra città: perché si rischia l’immobilismo e di far fare alla città la fine dell’asino di Buridano.
Il vero auspicio, invece, è quello che la pista ciclabile verso le Terme non resti la sola, che tutto ciò conduca ad esperimenti ancor più consistenti e, soprattutto, che queste iniziative contribuiscano a far crescere Viterbo, non solo in supermercati, jenserie e sportelli bancari, ma anche in un uso più civile e maturo della città.
Francesco Mattioli
Caro signor Mattioli,
quando ho scritto l'articolo sapevo che qualcuno avrebbe detto le banalità che lei mi scrive. Ho scritto ugualmente cose che mi sembravano di buon senso non senza una forte dose di ironia e paradossalità.
Insomma, ma le pare che qualcuno oggi possa accogliere negativamente una pista ciclabile?
Ma si dovrebbe trattare di una pista ciclabile. Quella di cui si parla è un trattino, per ora avulso da tutto il resto della città. Quando diventerà una pista ciclabile ne riparleremo.
Come le dicevo sapevo che qualcuno non avrebbe capito il paradosso e avrebbe tirato fuori la retorica delle piste ciclabili. Senza curarsi se sono vere o meno. Se partono e arrivano da posti assurdi. Se partono dal nulla e arrivano al nulla. E soprattutto se tutta la città è da anni un colabrodo.
Sa che le dico: se uno fosse veramente interessato all'uso della bicicletta prima dovrebbe creare le strade adatte. Perché per arrivare alla pista ciclabile bisogna passare per le strade normali per ora.
A Viterbo poi andare in giro con la bicicletta da un lato è difficile per ragioni di dislivelli, dall'altro è pericoloso perché le strade sono campi minati di buche.
Ma lei non è interessato, mi pare, a una città più vivibile, ma, come il Comune, alle statistiche del Sole 24 ore.
A lei basta dire “pista ciclabile” e, se pure fosse stata fatta sulle mura del duecento, sarebbe andata bene.
Ebbene c'è chi pensa che anche le piste ciclabili, se fatte a caso, siano cose inutili e dannose, anche se poi il Sole 24 ore le conteggerà positivamente. Ma il Sole24 non vive a Viterbo, mi pare. Scrive solo dei numeretti talvolta basati sul nulla.
Come dire: lei, che come mi spiega il direttore è un sociologo, non ha bisogno di guardare le cose reali, lei le sa a memoria. E dà giudizi meccanici. Non so neppure se, come ho fatto io, è andato a vedere che cosa è quella che lei chiama pista ciclabile.
Questo per la sostanza della questione.
Ma ora le svelo il mistero. Ebbene sì, nonostante l'incomprensione di lei eminente sociologo, quell'articolo era tutto meno che un articolo contro le piste ciclabili.
Vanno bene gli spezzoni di nulla nel nulla anche a me. Lo ammetto.
Però come si fa a non capire che, mentre tutta la città presenta strade incredibili, i viterbesi hanno dovuto sopportare in sequenza: il rifacimento del corso ( cosa del tutto non necessaria), i fiorellini sulla rotonda, i sensi unici a caso a Santa Barbara, e ora anche 'sta fesseria della micropistina rossa.
Quella che lei voleva fare intorno al lago era una cosa seria. Non 'sta minchiata.
Ora mi dirà che il verde è bello e che il Sole24 ore conteggerà la rotonda di valle Faul come verde pubblico... E che io sono contro il verde perché mi sono rotto dei soldi buttati al vento per i fiorellini della rotonda.
Ma come posso spiegare il mondo a un sociologo. L'impresa mi sembra al di sopra delle mie forze.
Mi perdoni l'ironia, ma gli oltre seimila lettori dell'articolo hanno capito benissimo il senso.
Lei probabilmente no. Ma devo essere io che mi sono spiegato male...
Cordialmente
Lupo Solitario
ps: L'articolo era ironico (eh mo come faccio a spiegarle il concetto di ironia, speriamo bene), proprio come questa risposta. Se il direttore avesse voluto portare un attacco frontale alle piste ciclabili avrebbe scritto lui un articolo di fondo. E non lo avrebbe affidato un modesto collaboratore come il sottoscritto.
pps: A proposito visto che ora in strada Bagni c'è la pista ciclabile e che sarebbe assurdo far passare i pedoni lì, i pedoni dove passano sulla strada piena di buche...
Ho visto cose che voi umani... - Risolti tutti i problemi del traffico
E ora la pista per carri tirati da buoi...
di Lupo Solitario
Viterbo - 30 luglio 2010 - ore 2,10
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