Riceviamo e pubblichiamo - Da circa 5 anni tutti sapevano che si stava provvedendo a ristrutturare l’organizzazione ospedaliera e dei reparti di degenza della Regione Lazio, in merito al deficit presente (circa il 70% del deficit nazionale è di competenza della Regione Lazio).
Invece di provvedere a trovare soluzioni, i politici locali e i Direttori Generali hanno provveduto ad autorizzare nuove aperture di reparti e di assegnazione di strutture semplici.
Ciò è accaduto per quasi tutti gli ospedali del territorio.
Il giorno della verità è arrivato: Renata Polverini, in qualità di commissario di governo per il piano di rientro del disavanzo sanitario del Lazio, ha presentato lunedì 31 maggio ai ministeri del Tesoro e della Salute 12 decreti firmati per scongiurare il rischio di aumentare le tasse, provare a diminuire il deficit delle Asl (nel 2009 pari a circa 1 miliardo e 600 milioni di euro) e soprattutto per avviare quella che la governatrice ha definito «la rivoluzione sanitaria».
Tra i provvedimenti principali la chiusura e la riconversione di 10 piccoli ospedali: Amatrice, Ronciglione, Montefiascone, Sezze, Gaeta, Ceccano, Zagarolo, Rocca Priora, in parte del Cpo di Ostia e lo «Spolverini» di Ariccia; la chiusura di 2.492 posti letto (in esubero rispetto alla media nazionale) che saranno riconvertiti in Rsa, cioè in Residenze per soggetti non autosufficienti, malati cronici e affetti da patologie degenerative.
Constatato che questi ospedali alla data odierna non erano stati chiusi per interventi ritenuti validi dai sindaci dei comuni interessati, anzi si è provveduto ad aprire nuove strutture private sul territorio (vedi Viterbo e Ronciglione, che contribuiscono ad aumentare il deficit regionale) due giorni fa si è provveduto a ridimensionare i reparti ospedalieri con altri decreti per arginare il disavanzo sanitario. Reparti ritenuti più deboli e meno funzionanti.
Vengono individuate delle «Microaree di eccellenza» e, per quanto concerne la rete perinatale (ostetricia e ginecologia), il decreto regionale prevede di accorpare il plesso di Colleferro con Palestrina, dove allocare la nuova divisione.
Anche Tarquinia con Civitavecchia e Civita Castellana con Viterbo verranno accorpate. D'altronde per la rete regionale perinatale, attualmente si dispone di 1197 letti, 276 di patologia neonatale e 91 di terapia intensiva; mentre la razionalizzazione proposta abbassa queste cifre a 801 letti, 230 di patologia neonatale e 71 di terapia intensiva.
Solo adesso alcuni sndaci escono sui giornali con questi titoli
“L’Andosilla è sotto assedio, il centro destra decreta la chiusura”.
Perché non si interviene sulla consegna dei locali già finiti e ristrutturati per il laboratorio analisi presso l’Ospedale di Civita Castellana
Perché non si interviene sul Distretto dove non sono presenti ascensori, condizionamento ed altro per evitare disagi agli utenti.
Perché non si interviene a Loc.Quercia Buca a Civita Castellana, dove il Cad opera presso un locale destinato a servizio igienico.
Perché si è negato il trasferimento dello stesso Cad presso una struttura comunale non funzionante (Ex Centro Anziani) distrutta più volte da vandali.
Perché non si è provveduto, quando è stata chiusa una struttura ambulatoriale psichiatrica sul territorio.
Perché non si è provveduto a garantire le turnazioni del personale tecnico e infermieristico carente nei turni ospedalieri che effettua assistenza nei limiti delle proprie possibilita.’
Perché non si è intervenuto sulle lunghe liste di attesa (in alcuni casi sei mesi) dei nostri cittadini che sono costretti a trasferirsi presso altre sedi sanitarie fuori territorio.
Per ultimo e importantissimo, perché non si è provveduto ad impedire l’apertura di altre strutture territoriali private ospedaliere sul territorio che stanno contribuendo a far chiudere i nostri reparti pubblici.
Di qualunque colore essi siano i nostri politici hanno colpe a cui riflettere.
Bisogna finirla di strumentalizzare la chiusura dei reparti per problemi politici. La sanità e di tutti, garantiamo la salute nel migliore dei modi.
Se vogliamo combattere insieme dobbiamo guardarci negli occhi e dirci le verità nascoste, senza nessuna interferenza politica. Allora si che faremo il bene dei nostri iscritti e della popolazione.
Riteniamo, come più volte ribadito, che scaricare sui malati e sui loro diritti tutte le inefficienze e le ruberie che hanno portato al tracollo della sanità laziale sia profondamente iniquo e penalizzante dal punto di vita etico– sociale.Le misure di austerità annunciate, se non accompagnate da valide alternative sul territorio, comprimeranno ancora di più la sfera dei diritti alla salute per i cittadini di Viterbo e del Lazio.La lotta agli sprechi, annunciata in campagna elettorale e finora rimasta lettera morta, si sta solo materializzando con progetti di chiusura di reparti ospedalieri vitali per gli utenti del SSN.
I cittadini, i sindacati, conoscono dove sono annidati gli sprechi, le storture, gli abbandoni: non saranno gli incontri con i soli esponenti politici istituzionali a dare soluzione a problemi da essi stessi creati. Perdi più esponenti politici residenti in zone dove la razionalizzazione non ha preso piede.
Questa O.S. invita la Presidente Polverini a valutare con attenzione provvedimenti che, se presi in solitudine, rischierebbero di provocare tensioni sociali di alto rischio, con il risultato di un peggioramento della qualità dell’offerta sanitaria e delle condizioni economiche delle famiglie.
Filippo Mario Perazzoni
Segretario provinciale Federazione sindacati indipendenti
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