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Renata Polverini
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Riceviamo e pubblichiamo - I decreti di luglio della Polverini confermano la scelta, già avviata con il Piano di Riorganizzazione presentato a maggio, di smantellare la sanità pubblica viterbese.
Il blocco totale del turn over e la chiusura dei reparti di Ostetricia di Tarquinia e Civita Castellana per accorparli rispettivamente Civitavecchia e a Belcolle indeboliscono ulteriormente un sistema sanitario già fragile.
Senza medici e infermieri, senza fondi per pagare le prestazioni aggiuntive di anestesisti, radiologi, cardiologi e medici di pronto soccorso, il sistema sanitario imploderà entro settembre.
I provvedimenti non producono risparmi ma determinano solo tagli di servizi e aumentano la mobilità passiva, la maggiore voce di costo della sanità viterbese. Le donne che non troveranno risposta a Civita Castellana non andranno automaticamente a Belcolle, così come da Tarquinia non si recheranno a Civitavecchia.
Dopo avere smantellato completamente la rete territoriale dei consultori, oggi si attaccano i reparti: la prima volta che la Regione è governata da una donna, vengono colpite proprio le donne, nell'area dell'assistenza a loro più vicina.
E' un accanimento ingiustificato dal momento che le misure imposte non sono sufficienti ad evitare l'addizionale Irap e Irpef che graverà sui bilanci delle famiglie viterbesi.
Prima Montefiascone e Ronciglione, oggi Tarquinia e Civita Castellana, domani sarà il turno di Acquapendente. La strategia è chiara: desertificare il territorio, privarlo delle strutture sanitarie pubbliche per garantire la sanità romana.
Si toglie l'ossigeno agli ospedali periferici per dare respiro a quelli romani: la divisione della Regione Lazio in quattro macro aree di riferimento ha mostrato i primi effetti nefasti su Viterbo, tagliando complessivamente 37 posti letto nelle Ostetricie di Tarquinia e Civita Castellana e disattivando servizi che molto spesso hanno rappresentato un eccellenza per l'intera provincia.
Risanare vuol dire investire sui territori e non smantellarli: la rete, senza la periferia, è un'ipotesi fallita in partenza.
Ci domandiamo se al direttore generale, piuttosto che affidare il mandato di manager della sanità, non sia stato affidato quello di commissario liquidatore! Le scelte politiche della giunta Polverini rispondono ad un disegno romano centrico, contro il quale fa rumore il silenzio della destra viterbese.
Cosa ne pensano il sindaco della città capoluogo e il presidente della Provincia? Nei prossimi giorni, a partire dalle feste democratiche, le donne e gli uomini del Partito democratico saranno impegnati a raccogliere le firme contro i decreti Polverini, a sostegno della buona sanità e delle buone cure, diritto inalienabile di ogni cittadino.
Ci auguriamo che il centro destra voglia unirsi in questa campagna di opposizione democratica a difesa del territorio, convinti che il diritto alla salute non abbia colore politico. Il silenzio sarà altrettanto eloquente e i cittadini sapranno a chi attribuire le responsabilità.
Il coordinamento provinciale del Pd di Viterbo
Riceviamo e pubblichiamo il testo della petizione proposta
Sig. Presidente,
noi crediamo che i provvedimenti previsti dal suo Piano di Riorganizzazione Sanitaria rappresentano un attacco alla sanità viterbese: l’accorpamento nella cosi detta Macro Area 4 della Asl di Viterbo con quella di Rieti, con il bacino a nord di Roma, con il Sant'Andrea, il San Filippo ed il Policlinico è un artificio per garantire il numero dei posti letto negli ospedali romani, tagliando quelli di provincia.
Attualmente gli ospedali del viterbese, con una dotazione di posti letto pari a 2,2 per mille abitanti (al di sotto dello standard del 4 per mille definito dal Patto per la Salute) sono in forte sofferenza: le corsie della Medicina di Belcolle sono piene di letti in appoggio sui corridoi o in altri reparti.
Chiudere la Geriatria di Montefiascone significa aumentare il sovraffollamento. E’ altrettanto sciagurato pensare di disattivare la Day Surgery a Ronciglione, che svolge una preziosa funzione di filtro e permette di impegnare in attività chirurgiche di maggiore complessità le Sale Operatorie di Belcolle.
Chiudere Ronciglione significa allungare ulteriormente i tempi di attesa per interventi chirurgici, costringendo i cittadini a ricorrere ad altre strutture sanitarie, spesso fuori Regione, incrementando la spesa, piuttosto che ridurla.
I suoi Decreti confermano la scelta di smantellare la sanità pubblica viterbese: il blocco totale del turn over e la chiusura dei reparti di Ostetricia di Tarquinia e di Civita Castellana, per accorparli rispettivamente a Civitavecchia e a Belcolle, indeboliscono l’offerta sanitaria della nostra provincia. Vengono disattivati 37 posti letto ma soprattutto viene negato ad una fascia - per lo più debole - di pazienti, di ottenere risposte di salute nel territorio.
Prima Montefiascone e Ronciglione, poi Tarquinia e Civita Castellana. Domani sarà la volta di Acquapendente? Si desertifica la provincia togliendo l’ossigeno agli ospedali periferici che spesso rappresentano l’unico avamposto socio sanitario per l’intero distretto.
Il Piano ed i Decreti non rendono migliore la sanità laziale: non migliorano le condizioni dei nostri ospedali nè la qualità delle cure per i cittadini della provincia di Viterbo.
La invitiamo pertanto a ritirare tutti decreti, inutili e dannosi, e ad attivarsi affinchè sia garantito a tutti i cittadini uguale diritto alla salute ed all’accesso alle cure.
Con osservanza
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