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Angelo Russo
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- “Ah invidiossi!!!” Fu il mitico Gigi Proietti negli anni 70 a coniare questa frase che divenne il tormentone dell’epoca.
Di una cosa siamo certi: dalle origini dell’uomo ad oggi l’invidia non ha mai cessato di lanciare il suo subdolo strale. Questo nefasto sentimento si fonda su una forte ambivalenza: possedere ciò che gli altri possiedono oppure desiderare che gli altri perdano quello che possiedono.
Per invidia si può arrivare ad odiare. L’invidioso ha una profonda disistima e sperimenta forti frustrazioni. Inoltre, l’invidioso, con una sorta di meccanismo di difesa, può perfino arrivare a disprezzare l’oggetto invidiato negando a se stesso che gli piace. Questo atteggiamento fu anche espresso in una celebre favola di
Esopo: Una volpe dopo aver sognato di raggiungere un grappolo d'uva, si sveglia accorgendosi che quel grappolo esiste davvero. L'animale affamato tenta con grandi balzi di staccare il grappolo ma ogni sforzo è vano. Constatando di non poterla raggiungere, esclama: tanto è ancora acerba.
La morale è: È facile disprezzare quello che non si può ottenere.
L’accenno alla favola mi offre spunto di continuare queste brevi riflessioni sull’invidia con un approccio fantasioso, di stampo teatrale.
SCENOGRAFIA
Stanza in penombra non molto grande ben arredata con mobili di legno massello e libri che coprono tutte le pareti.
PERSONAGGI:
Invidia (donna sui 45 anni)
Psicoterapeuta
Approccio vis a vis: terapeuta e paziente divisi da un tavolo con sopra una lampada che emana una luce soffusa, un’agenda in pelle e alcuni fogli bianchi.
Invidia: (con notevole imbarazzo) Non so come dirlo…non è certo facile ammetterlo. Credo di essere una fallita. Pensavo che il mio sentimento facesse star male le persone che subiscono il mio influsso negativo, e invece… eccomi qua a dover ammettere il mio totale fallimento. Faccio star male i miei seguaci: gli invidiosi, appunto.
Uno di loro mi ha raccontato che il veleno che ha dentro anziché spargersi sull’ignaro bersaglio ha contaminato lui stesso. Dice di non dormire più. Tutta la notte sta rimuginando sulla “sua preda” e all’odio che prova nei suoi confronti, ma quello che lo fa stare veramente male è la consapevolezza che la persona, oggetto del suo fluido negativo, probabilmente sta dormendo sonni tranquilli e beati. Non è giusto.
Qualche studioso mi ha associato alla gelosia ma, secondo me, dice tutte balle lì c’è un contatto diretto tra le persone, col mio sentimento, invece, spesso non esiste nessuna relazione tra l’invidioso e l’invidiato.
Psicoterapeuta: Non credo sia facile accettare che i propri piani vengano sconvolti, d’altra parte non si può dire che l’odio e la collera che provoca non siano, dal suo punto di vista, sentimenti adeguati.
E’ nella sua natura farli provare, è fisiologico al suo status. Se i suoi proseliti vengono contaminati, in fondo mi sembra un rischio consapevole: è come il sabotatore che maneggia una bomba, sa che può scoppiargli tra le mani.
Invidia: (agitata) E’ vero, ci deve essere qualche altra cosa che mi fa stare in questo stato. Ho provato a pensarci, ma non mi viene in mente nulla. Buio totale. (imbarazzata e sudata) Più ci penso e più non capisco. Non capisco proprio.
Psicoterapeuta: Provi a rilassarsi, faccia un bel respiro profondo, se vuole può anche chiudere gli occhi. Cerchi di far entrare il suo sentimento, all’interno di un soggetto e provi a guardare con i suoi occhi, a percepire quello che prova.
Invidia: (chiudendo gli occhi) …Non mi è difficile questa visualizzazione, è un’esperienza che ripeto costantemente, ed è proprio da ciò che nasce il mio malessere….proviamo….si…..ci sono………mi sono impossessato di un soggetto adulto maschio ora cercherò di parlare con la sua voce… (breve pausa prima di iniziare a parlare con tono basso e voce tremolante)… “vedo….vedo….la faccia della persona che invidio, è sorridente, mi da un grande fastidio. E’ un dolore fisico. Vedere gli altri spensierati e felici sono per me come la luce per un vampiro. Mi può uccidere”.
Psicoterapeuta: sembra una difesa...
Invidia: (sempre con la voce del soggetto impossessato)…. “Certo non fa piacere a nessuno confrontarsi con gli altri e scoprire la propria inferiorità ci si sente inadeguati. Provo un turbine di sentimenti di segno opposto che si mischiano tra loro….(avvampando) desiderio, ammirazione, risentimento, odio”.
Psicoterapeuta: Le fa male quindi trovarsi in una posizione di disuguaglianza.
Invidia: (ancora in trance) “Certo nel confronto con gli altri mi sento in una posizione di svantaggio e penso sia inaccettabile, Non lo trovo giusto. Allora indirizzo le frecce malefiche contro il mio bersaglio di turno.
Gli invidio tutto: l’aspetto, gli oggetti che possiede, le sue amicizie, la sua serenità, tutto quello che è riuscito a raggiungere. Insomma tutto. A pensarci bene non sono tanto i beni materiali che invidio, in fondo quelli si possono ottenere, in qualche modo, ciò che non riesco ad accettare nell’altro è il suo talento, le caratteristiche che io non ho e che lui possiede, praticamente tutto quello che l’altro è.
Questa consapevolezza mi fa desiderare che il mio antagonista possa vivere insuccessi, umiliazioni, rinunce e… perfino la morte.
Purtroppo, spesso, le frecce che invio mi tornano indietro come se fossero un boomerang… è veramente troppo. Mi alzo depresso la mattina dopo una notte insonne, fatico perfino a fare le cose personali come lavarmi e vestirmi. Non è questa la vita che vorrei”.
Psicoterapeuta: (invitando a riaprire gli occhi e ad uscire dalla trance) Mi sembra di capire che sia inconciliabile essere portatore di forti sentimenti negativi e nello stesso tempo pretendere d’essere felice.
Invidia: E’ vero forse dovrei accettare di essere una malattia, quasi incurabile. Sarebbe già un primo passo, nell’attesa che la scienza trovi un antidoto per neutralizzarmi.
(Cambiando espressione guardandosi intorno e pensando tra sé: che bello questo studio, chissà quanto guadagna, e come sono messi ad arte quei libri)… dottore, ma che pesante questa stanza non è originale, io così non l’arrederei mai….
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