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Viterbo - L’assessore Trapè illustra le iniziative per difendere le colture e gli indennizzi
"Danni da fauna selvatica, gli interventi del 2009"
Viterbo - 26 gennaio 2010 - ore 13,15

Riceviamo pubblichiamo -
Mario Trapè
Concordo pienamente con il direttore della Coldiretti Gabriel Battistelli: il rapporto tra agricoltura e fauna selvatica in generale, e cinghiali in particolare, va affrontato con il massimo del pragmatismo, senza forzature ideologiche.

Effettivamente negli ultimi anni, come del resto in tutta Italia e in particolare in quella centrale, per problemi che più volte abbiamo analizzato, il fenomeno delle popolazioni di cinghiale è in forte aumento, assieme ai danni alle culture, ma anche alla circolazione. Fatto questo che è sotto gli occhi di tutti.

Qualche animalista afferma che i cinghiali ci sono perché c’è la caccia, altri controbattono che la caccia è il solo elemento che li tiene sotto controllo.

E’ un po’ come il paradosso su chi viene prima: l’uovo o la gallina. Resta il fatto che per poter contenere il fenomeno non ci sono dispute ideologiche che funzionano, ma è necessario porsi il problema della gestione concreta del cinghiale. E in questi ultimi anni la Provincia ha messo in atto alcuni sforzi progettuali, i cui primi benefici già stiamo osservando.

Non solo il prelievo venatorio è stato indirizzato verso un coinvolgimento delle varie squadre nel senso della prevenzione.

Ma alcuni interventi a tutto campo mostrano che qualcosa si può fare: tutela dei raccolti tramite recinzioni, prelievo di contenimento e selettivo, operazione di scaccio e foraggiamento per tenere lontano i cinghiali dalle culture sensibili, rilascio delle culture a perdere sovvenzionate dalla Provincia a fini di alimentazione.

Citiamo alcuni numeri per l’anno 2009: 39 impianti installati di prevenzione, 31 interventi attivati per operazione di scaccio e abbattimento selettivo tramite le squadre e i selecontrollori coordinato dal corpo di polizia provinciale, tre cento interventi di culture a perdere.

E i benefici sono evidenti: ancora non abbiamo i dati esatti degli accertamenti dei danni da parte degli Atc (ambiti territoriali di caccia), ma le prime stime parlano di un 50 per cento in meno di colture perse per colpa della fauna selvatica.

Dunque per questa annata, grazie anche all’aumento delle somme messe a disposizione dalla Regione, non solo verrà indennizzata la quasi totalità del danno subito dagli agricoltori, ma potremo anche effettuare un saldo consistente sull’annata precedente, quando i rimborsi erano stati versati solo per un 30 per cento.

Ma sappiano anche che tutto ciò non basta. Ha ragione il direttore Battistelli quando chiede agli enti parco di attuare anche al loro interno prelievi per porre fine all’aumento incontrollato di cinghiali.

O meglio di concordare con le associazioni degli agricoltori, con gli Atc e la Provincia un protocollo per iniziare anche in questi serbatoi quelli interventi già avviati nei territori cacciabili.

Tutti ricorderanno che qualche anno fa la Riserva naturale del lago di Vico e il Comune di Caprarola furono messi sotto accusa per aver iniziato un piccolo tentativo di prelievo, peraltro autorizzato dall’assessorato regionale ai Parchi.

Allo stesso modo vi furono grosse polemiche quando la provincia diede inizio a un prelievo selettivo dei caprioli nell’Aquesiano. Tutte preclusioni ideologiche che per fortuna sono cessate.

Ma anche sul fronte degli incidenti stradali si sta facendo qualcosa di concreto. La Regione ha approvato una legge per i risarcimenti - a partire dal febbraio 2009 - degli incidenti causati ai veicoli da parte di cinghiali delegando le Province, secondo una procedura che è pubblicata sul nostro sito internet (www.provincia.vt.it alla voce agricoltura) e ha finanziato interventi pilota di prevenzione degli incidenti su un tratto della strada provinciale Cimina.

Allo stesso modo, riteniamo che le risorse messe in campo sono ancora insufficienti.

Servirebbe che anche la revisione del Psr (piano di sviluppo regionale) contribuisse in tal senso. Infatti, il delicato equilibrio tra agricoltura, come già detto, e fauna selvatica rischia di peggiorare nei prossimi anni, malgrado il nostro impegno. Senza contributi comunitari sostanziosi, questa battaglia alla fine rischia di essere persa.

Mario Trapè
Assessore all’Agricoltura, caccia e pesca

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