Riceviamo e pubblichiamo
- Si chiameranno pure “Attori per caso”, ma a vederli si direbbe che sono dei signori attori. Non c’è dubbio alcuno.
Il 27 gennaio alle 21 e il 28 gennaio, in replica, alle 10,30 (per le scuole) e alle 17,30, alla sala Alessandro IV di palazzo Papale di Viterbo debutterà lo spettacolo teatrale “Considerate se…”, liberamente tratto dalla versione drammatica di “Se questo è un uomo”, di Primo Levi e Pieralberto Marché.
La regia è di Paolo Manganiello e Chiara Palumbo dell’associazione culturale Astarte.
Con il patrocinio dell’amministrazione comunale, dell’amministrazione provinciale e della Ausl di Viterbo, lo spettacolo è il saggio finale di un anno di laboratorio teatrale con utenti e operatori dei centri diurni di Viterbo, Tarquinia e Montefiascone della Ausl, ed è dedicato al Giorno della memoria, che ricorre proprio il 27 gennaio.
Per l’occasione i registi dello spettacolo si sono avvalsi anche della preziosa e amichevole collaborazione dell’attore e regista Angelo Tanzi, che accompagnerà il pubblico dentro quell’atmosfera suggestiva e drammatica evocata dal famoso testo di Levi.
La compagnia che metterà in scena il lavoro si chiama, per l’appunto, Attori per caso ed è nata nel 2005 dal un’iniziativa del dipartimento di salute mentale. Ne fanno parte i pazienti stessi del Dsm, gli operatori sanitari, i volontari e i tirocinanti in un esempio felice di integrazione e di attività formativa.
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”, in queste parole di Primo Levi sta la ragione di quello accadrà nel corso dello spettacolo. Uno spazio vuoto, un gruppo di persone che (si) raccontano, attraverso il teatro, una loro storia.
È la storia di tutti. Un pubblico tutt’intorno che assiste all’antico rito che si ripete, rivive. Un pubblico che partecipa e condivide emozioni e suggestioni e che porta il proprio vissuto dentro ciò che vede.
A essere richiamata è la memoria: di ciò che è stato, di ciò in molte parti del mondo ancora è, di ciò che tutti intimamente speriamo che non sia più. Una storia condivisa che, dopo circa un anno di lavoro con gli utenti e gli operatori del Centro Diurno del Dsm di Viterbo, si è voluto rappresentare per tutti coloro che vogliono conoscere, ricordare e riflettere.
Il marchio, lo stigma, il segno di disapprovazione sociale viene rievocato da un gruppo di attori che, con le loro storie personali difficili e problematiche, si mettono al servizio della collettività per lanciare un loro messaggio, per non dimenticare.
Il teatro diventa, così, “un gesto di libertà nella costrizione”, come scriveva Antonin Artaud durante la sua reclusione in manicomio.
Un cammino lungo, impegnativo e difficile, ma che serve a rimuovere parole come intolleranza e pregiudizio. Un percorso sofferto che deve far in modo che riemerga più viva che mai la memoria dell’offesa, quella memoria umana e fallace che facilmente svanisce nell’oppressore ma che rimane indelebile negli oppressi.
“La nostra esperienza di laboratorio teatrale integrato – spiega la responsabile del servizio del Centro diurno Viterbo 3, Emanuela Appolloni – lancia un significato importante nel percorso di lotta allo stigma e di coinvolgimento di vasti strati della popolazione.
È un’esperienza particolarmente significativa in quanto l’attività teatrale costituisce uno strumento potente per il recupero e l’integrazione sociale di pazienti portatori di malattie psichiche, attraverso la valorizzazione della loro diversità, piuttosto che della normalità impossibile.
Una diversità, quindi, non annullata o repressa, ma valorizzata come fattore di comunicazione e di integrazione”. L’ingresso allo spettacolo è libero.
Ausl di Viterbo