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- “Se n'è andato nel sonno, forse senza neanche accorgersene, ma qui ha lasciato un vuoto impossibile da colmare e difficile anche da spiegare”.
A parlare sono i ragazzi di Alfio. I giovani del centro sociale che ormai da molti anni erano la sua famiglia. Alfio per loro era un padre dal quale imparare, ma anche un figlio da accudire.
“Ci ha insegnato a vivere con dignità – continua uno dei ragazzi del centro sociale -. Anche nelle situazioni di disagio, anche quando devi vivere con gli “avanzi dei ricchi” come facciamo noi, la dignità era sacra per lui”.
“La dignità e il rispetto estremo per ogni essere vivente – aggiunge Peppe Sini, sempre vicino ad Alfio e ai giovani del centro -. Fin da piccolo, quando ancora viveva con sua madre, la Caterina, Alfio riusciva sempre a dar da mangiare ai tantissimi cani che lo circondavano. Prima sfamava loro, poi pensava a se stesso”.
I ragazzi del centro sociale di aneddoti su Alfio ne avrebbero a centinaia, ma oggi, colpiti e scossi dal dolore della sua scomparsa, le parole escono con difficoltà. Oggi tutti si limitano a stare lì con lui, come hanno sempre fatto. In silenzio. Gli stanno vicino, lo coccolano. Anche ora che non c'è più.
“Ci dispiace che se n'è andato poco prima di coronare il sogno di una casa tutta sua – conclude uno dei ragazzi -. Senza fare polemiche mi viene spontaneo dire che se si fosse fatto qualcosa prima, forse, Alfio avrebbe vissuto almeno per un po' in una casa “vera”.
Ma del resto va bene così... Oggi la camera ardente è stata allestita nel posto più giusto per lui, qui al centro sociale, dove Alfio si sentiva a casa”.
Per tutta la giornata diversi rappresentanti dell'amministrazione locale sono stati al centro sociale per rendergli omaggio: il sindaco Marini, Sposetti, Mezzetti, Obino e Linda Natalini.
“E' il minimo che possono fare – dice con una leggera vena di amarezza Peppe Sini -. Domani al funerale devono esserci tutti. Alfio rappresentava Viterbo. Era il simbolo più vero di questa città. Perché le città non sono fatte di palazzi, ma di persone, e lui era quella più verace e sincera alla quale la città dei Papi aveva dato i natali”.
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