Riceviamo e pubblichiamo - Domenica scorsa era il 25 Aprile: festa della Liberazione, dell’Italia libera ed unita, della Costituzione.
Non è un vuoto rituale che si ripete ogni anno uguale a se stesso, ma un momento di iniziativa politica per rilanciare quei valori – democrazia, libertà, uguaglianza, solidarietà, dignità di ogni persona umana – che erano alla base della Resistenza e che furono trasfusi nella nostra carta costituzionale.
Non è una festa di parte, ma (dovrebbe essere) di tutti i cittadini, perché da essa è nata l’Italia moderna, che dalle macerie della guerra nazi-fascista l’ha portata ad essere una delle nazioni più sviluppate del mondo.
Quindi - si presume- che sia un’occasione unificante dove, deposte le diversità e le trite diatribe politiche, ci si ritrovi finalmente tutti insieme nel ricordo di coloro che sacrificarono la loro giovane vita per la libertà e per restituire dignità ad un paese umiliato ed offeso dalla tragica, ventennale dittatura fascista.
Purtroppo da alcuni anni non è più così: la destra al Governo ha cercato, in tutti i modi, di annacquare la ricorrenza (proponendo perfino, con un disegno di Legge, la equiparazione dei partigiani ai caduti della Repubblica di Salò!), relegandola in una generica ed indistinta “Festa della Libertà” (vedi, da ultimo, il messaggio registrato del Presidente del Consiglio, trasmesso acriticamente da tutte le reti televisive, dopo che l’ha disertata per anni).
Ovviamente non è così: il 25 Aprile è e deve rimanere la festa della Liberazione.
Con questo spirito è stata indetta la manifestazione, anche su sollecitazione della Sezione dell’A.N.P.I. “Emilio Sugoni” di Nepi, aperta naturalmente a tutti coloro che si rinoscono nei valori e negli ideali che il 25 Aprile rappresenta ed alla quale hanno attivamente partecipato: l’A.N.P.I. stessa – la C.G.I.L. – l’A.R.C.I. – il P.D. – l’I.d.V. – le Associazioni: “I centro passi”, “LiberAgorà” – Comitato “Nepi per la pace”, noi di “Sinistra Ecologia e Libertà”, nonché vari cittadini.
Sembrerà incredibile, ma con Banda comunale “E. Gai” e con l’Amministrazione Comunale si è dovuti arrivare ad una trattativa per far eseguire “Bella ciao”, unanimemente riconosciuta come il canto della Resistenza, senza appartenenza politica (tant’è che deriva, addirittura, da un canto delle mondine).
Ebbene la Giunta comunale ha “imposto” alla Banda (che lo ha supinamente accettato, anzi tramite alcuni suoi membri probabilmente l’ha addirittura sollecitato) di eseguire “Bella ciao” soltanto alla fine della manifestazione, dopo essersi precipitosamente eclissati, con tutto il gonfalone.
Una figura meschina, che caratterizza questa Amministrazione come del tutto appiattita sulle più retrive posizioni della destra, che arriva a negare il contributo dei partigiani alla liberazione dell’Italia.
Di fronte al monumento ai caduti, però (a dimostrazione che non tutte le ciambelle riescono col buco), dopo la deposizione della corona d’alloro, “Bella ciao” è stata eseguita “a cappella” (vale a dire senza accompagnamento musicale) dal coro dei partecipanti che non solo non temono una canzone, ma pensano che essa rievochi quant’altre mai l’epopea della Resistenza.
Pensiamo che, continuando così, il nostro ineffabile Sindaco – visto che è un super esperto di trasmigrazioni da un partito all’altro – potrà legittimamente aspirare anche al trasferimento nella Lega quando la stessa (Dio non voglia) allungherà i suoi tentacoli da queste parti e tornerà utile per la conservazione (comunque) del proprio potere personale.
Salvatore Gabrielli
Coordinatore Sinistra ecologia e libertà
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