| Riceviamo e pubblichiamo -
Domenica 6 settembre 2009 a Bagnoregio si è assistito a uno degli eventi più importanti mai accaduto nella storia del nostro Comune e dell’intero territorio dell’alta Teverina: la visita di Papa Benedetto XVI.
I mesi che hanno preceduto l’evento sono stati molto intensi: grandi lavori di ripristino e messa in sicurezza dei luoghi visitati o attraversati dal Santo Padre, enorme sforzo economico e di lavori realizzati, almeno in parte, in tempi brevissimi: quasi un milione di euro spesi in poco più di un mese.
L’effetto mediatico è stato imponente: ripetuti articoli di giornale e servizi televisivi su tutti i media locali e nazionali per ricordare lo straordinario evento, decine di riunioni con la partecipazione di autorità importanti di ogni grado e livello, prove generali con grande dispiegamento di uomini e mezzi; Bagnoregio, in poche parole è stato rivoltato come un “pedalino”.
Questo non può che essere motivo di grande soddisfazione per tutti i bagnoresi ed anche per noi che, pur essendo minoranza consiliare, ci siamo sentiti in dovere di dover contribuire sia come cittadini che come amministratori.
Oggi, trascorsi 15 giorni dalla visita, ci vediamo costretti a rimarcare le gravissime carenze organizzative che l’amministrazione comunale ha compiuto, preoccupata soltanto di produrre una sorta di straordinario effetto mediatico autoreferenziale e trascurando completamente, così, larghe fasce di rappresentanza popolare.
Per fare un esempio su tutti, vogliamo ricordare che tra coloro che hanno potuto salutare personalmente il Santo Padre, (ben sette gli amministratori dell’attuale maggioranza), non si è voluto far partecipare nessun consigliere di minoranza, nessun rappresentante del mondo del lavoro o delle varie associazioni presenti nel territorio, (ne cito solo alcune tra le più importanti: Pro-Loco, Croce Rossa Italiana, Comitato Processione Venerdì Santo e magari anche l’ultima arrivata, l’Associazione Consulta).
Un altro fatto increscioso riguarda l’improvvisato esperto della storia di San Bonaventura e di Civita che, senza titolo o professione, ha esposto la lezione imparata a memoria e diligentemente raccontata in Tv.
Per rappresentare al meglio il notevolissimo bagaglio culturale del nostro Comune si potevano chiamare persone giovani, capaci, professionalmente titolate e specificatamente preparate sull’argomento, ma queste, evidentemente, avevano un cognome troppo “pesante”.
E pensare che al primo punto del programma elettorale di questa “nuova” Amministrazione troviamo scritto: “… Bagnoregio dovrà essere luogo di incontro e sviluppo di sinergie tra cittadini, istituzioni, associazioni e comitati, come il luogo di un nuovo clima sociale basato sul rispetto, sulla rinascita, la ricomposizione dell’armonia tra tutti....” Abbiamo assistito ad un clamoroso flop organizzativo, centinaia e centinaia di persone rintanate in casa perché intimorite dai messaggi “terroristici” di blocchi invalicabili lungo il percorso del Papa, transennato, tra l’altro per chilometri, desolatamente vuoto e che ha soltanto amplificato la scarsa partecipazione popolare; ore di attesa in piedi senza alcuna possibilità di movimento al di fuori dei luoghi stabiliti; gestione irrazionale dei biglietti di accesso a piazza Sant’Agostino (dove il Papa ha incontrato la popolazione); demotivazione a partecipare a causa di una promozione sbagliata dell’evento che ha messo l’accento più sugli aspetti organizzativi e temporali di permanenza del Papa piuttosto che all’aspetto pastorale e alla Sua volontà di visitare i luoghi natali di San Bonaventura, vero motivo del Suo passaggio nel nostro territorio.
Come ben sappiamo tutto è nato da un invito fatto al Papa teologo, Joseph Ratzinger, in occasione della nuova pubblicazione della Sua tesi di dottorato intitolata “San Bonaventura. La teologia della storia.” Sui lavori pubblici effettuanti non è ancora possibile trarre nessun giudizio definitivo essendo questi ancora incompiuti e senza una contabilità che ne giustifichi le spese fatte.
Riservandoci quindi di intervenire successivamente, quando avremo i documenti necessari per tracciare un resoconto più dettagliato, ad oggi dobbiamo fare almeno un paio di appunti: il primo riguarda la totale e colpevole dimenticanza nel risistemare i luoghi cari a San Bonaventura come per esempio l’ex convento francescano in località Belvedere e sede del Centro Studi Bonaventuriani, o il monumento in bronzo di San Bonaventura realizzato da C. Aureli e che, come tutta la piazza, avrebbe meritato un intervento di manutenzione, trovandosi, tra l’altro, proprio di fronte al palco papale; il secondo evidenzia una fortissima polemica innescata da una aiuola sistemata in prossimità di piazza Sant’Agostino, di fronte all’Auditorium V. Taborra, con a lato un monumento di pietra basaltina con sopra una scritta chiaramente pubblicitaria e posta sotto il nome del Comune di Bagnoregio.
La popolazione ha aspramente criticato un così inappropriato uso del suolo pubblico e del nome del Comune di Bagnoregio sovrapposto a quello di un’attività privata che non ha certamente nascosto i suoi scopi pubblicitari; sarebbe stata molto più elegante e dignitosa una targhetta, magari in ottone o in plexigas, senza il nome del Comune di Bagnoregio e posta, come si usa fare di solito, in un angolo dell’aiuola.
Stefano Bizzarri
Il Capogruppo di Minoranza
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