Riceviamo e pubblichiamo
- Le vicende giudiziarie di questi giorni obbligano i cosiddetti “addetti ai lavori” a fare alcune riflessioni di carattere politico e quindi come coordinatore del Pd e consigliere comunale, non mio sottraggo nel fare la mia analisi.
E’ noto a tutti come questa consiliatura nasca in maniera non fisiologica, a seguito delle anticipate dimissioni dell’ex sindaco. Già questo, e la pretestuosità e genericità delle motivazioni politiche ed amministrative con cui fu annunciata e motivata questa rottura, denunciavano una anomalia.
Il cambio di maggioranza – con l’estromissione dell’Udc – bastava a dare una spiegazione al tutto ?
Penso proprio di no, anche perché s’era all’ultimo anno di un mandato e di una continuità politica ed amministrativa che andava avanti da oltre 9 anni.
Era evidente che una fase si andava chiudendo, ma non nei termini che si voleva far intendere al corpo elettorale, al consiglio, alle forze sociali e politiche cittadine.
La maggioranza ha glissato, per ovvie ragioni elettorali.
Ma i nodi vengono al pettine.
Ora è evidente che dietro questa forzatura imposta alla città c’era la consapevolezza di un fallimento politico amministrativo su tutti i fronti. Un fallimento che si è tentato di nascondere, che lo stesso Marini – non potendo affrontare nella sua complessità e gravità – ha tentato e tenta di eludere, arrabattandosi a metter pezze qua e là.
La crisi della città è drammatica. Il combinato disposto della crisi più generale del sistema paese non fa che renderla più pesante e foriera di conseguenze negative.
Perché la capacità dell’ente locale di mettere in campo risorse immediatamente spendibili nel sostenere la coesione sociale e il tessuto produttivo a Viterbo oggi è preclusa.
Per questo non c’è un euro, anzi si aggravano i balzelli ed il ricorso ai tributi diretti ed indiretti.
E’ la fotografia dei bilanci 2008/2009.
L’eredità della precedente gestione è ormai sotto gli occhi di tutti, messa a nudo in maniera impietosa. La retorica, la cosmetica contabile, i rinvii sono stati spazzati via.
Le preoccupazioni che sempre l’opposizione ha manifestato su questo modo disinvolto di amministrare , oggi – purtroppo – si manifestano come vere e proprie profezie.
L’amministrazione comunale è assediata dai debiti, che riguardano certo la dissennata scelta e gestione delle cosiddette partecipate, ma che ogni giorno rivelano una approssimazione contabile ed amministrativa impressionante.
E’ noto come le più immediate urgenze siano state fronteggiate con la dismissione straordinaria ed eccezionale di compendi immobiliari.
Ma il risultato è simile al tentativo di arginare la perdita d’acqua con lo scolapasta. Ormai i fronti aperti e critici sono innumerevoli e la consistenza di alcuni di questi è allo stato difficilmente quantificabile.
Lontana l’idea di evocare un ritornello quasi scontato, quello delle eredità pesanti.
Qui la situazione è davvero grave; l’ottimismo ed il minimalismo del sindaco , le acrobazie del pur bravo Quintarelli non ce la fanno più a sviare la pista.
La crisi di credibilità è altrettanto manifesta. La somma degli avvisi delle varie autorità ( Magistratura ordinaria e contabile ) che grava sulla quasi totalità del personale politico/amministrativo che nella contiguità e continuità delle passate amministrazioni fa i numeri ed esercita le funzioni di governo attualmente è chilometrica.
Può questa classe dirigente serenamente ed obiettivamente esercitare le funzioni di indirizzo e gestione, con questo tasso di coinvolgimento immediato, diretto, plurimo ?
Può questa classe dirigente serenamente ed obiettivamente intervenire a risanare le falle enormi di procedure approssimative, di comportamenti quantomeno disattenti, e già ampiamente censurati e largamente censurabili, nella gestione degli affari pubblici, di omissioni nell’adozione di sistemi trasparenti e reti efficaci di controllo e tutela da atteggiamenti di vera e propria malversazione che abbiamo dovuto riscontrare, che certo riguardano responsabilità dei singoli ma che richiamano ritardi e carenze della iniziativa politica nel saperli prevenire e scoraggiare ?
Possiamo chiedere a questa classe dirigente di farsi carico di tutto ciò, con determinazione, obiettività, decisione , tempismo quando tutto questo è avvenuto e proliferato nelle pieghe della sua azione di governo , quando di tante negative conseguenze , le cui rilevanze penali e/o contabili sono affidate per buona parte già al vaglio di una procedura di accertamento di responsabilità, sono chiamati a rispondere in alcuni casi in più sedi ?
Possiamo chiedere a questa classe dirigente di prendere in mano – in questa situazione – la crisi economico/sociale che attraversa la città, bloccata in ogni sua iniziativa, dall’aeroporto al PRG, quando è attraversata da queste tensioni, paralizzata da timori ed indecisioni, come rinchiusa in fortino assediato ?
Può avere la forza, il coraggio, le idee, le energie proprie per sostenere questa congiuntura ? può avere la forza , il coraggio, le idee, le energie per mobilitare la città ? E’ credibile ? Chi risponderebbe all’appello ?
In una situazione dove oltretutto si affacciano fenomeni inquietanti, che mai avevano interessato la cronaca locale e che richiamano un degrado delle relazioni economiche , sociali, di vivibilità.
Al di là della propaganda la domanda che vogliamo porci e porre a tutti è quanto e se questo stato di cose può prolungarsi? Se è vero o no che Viterbo mai si era trovata in una condizione di crisi su più versanti di questa natura e convergenti tutti verso un peggioramento progressivo percepibile giorno dopo giorno, una crisi di prospettiva che riguarda l’economia cittadina, le funzioni di governo elementari, la coesione sociale e civile, la tenuta di livelli di vivibilità ?
Che non è questione del siamo più o meno bravi noi o loro, ma è questione che penso debba suscitare interrogativi sinceri in ognuno che ha parte di responsabilità nelle cose di questa città, che richiami ognuno – al di là degli schemi – ad interrogarsi su come interrompere la deriva, invertire la rotta, risalire la china. Se è legittimo quindi interrogarsi su quale contributo possiamo e dobbiamo dare – al di là degli schemi politici e dei ruoli che democraticamente ci sono assegnati?
Avverto questa esigenza, di andare oltre la denuncia , oltre il cogliere – nel gioco delle parti – delle opportunità di polemica, di competizione politica che la situazione ci offre. Mi pare inadeguato, fuorviante, rispetto ad una preoccupazione sincera che la l’osservazione di questo stato di cose mi suscita.
Di essere insomma all’altezza vera delle questioni gravi che avvertiamo, che da questa posizione privilegiata di amministratore e dirigente politico – seppur di parte, di minoranza – mi pare di avvertire e che voglio esternare senza riserve.
Che affido alla nostra riflessione, ad una riflessione più ampia, anche delle stesse forze ed ambienti di maggioranza , nella convinzione che questa percezione non è viziata da pregiudizi di collocazione e che quindi anche oltre me, noi, forze sensibili e avvertite l’abbiano riscontrata.
Viterbo è ad un bivio: o continuare a tenere la testa sotto la sabbia affidandoci alla Divina Provvidenza oppure fare chiarezza una volta per tutte sulle responsabilità passate e presenti, tirare insomma una riga e ricominciare da capo. Ne va del futuro della nostra comunità.
A Lei sindaco la responsabilità di imboccare la strada giusta.
Alvaro Ricci
Consigliere Pd al Comune di Viterbo
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