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Viterbo - Interviene il consigliere Francesco Serra
"E' ora di mettere più coerenza nell'azione politica"
Viterbo - 27 novembre 2009 - ore 17,30

Riceviamo e pubblichiamo - Marcuccio Marcucci è, come si dice, consigliere di lungo corso.

Forse quello con maggiore “anzianità di servizio” tra quanti siedono oggi sui banchi della sala D’Ercole.

Conosce quindi bene, probabilmente meglio di tutti, per lunga esperienza ed indiscutibile applicazione, le regole scritte e non scritte, i doveri scritti e non scritti di un amministratore pubblico.

Uomo dotato di brillante intelligenza non ha bisogno di lezioni e suggerimenti su quello che è più opportuno e doveroso fare oggi.

Mi preme invece porre e pormi un altro interrogativo.

Il Procuratore Generale in una intervista di pochi giorni fa parlava, senza tanti giri di parole, di “sistema”, intendendo sinteticamente rappresentare una realtà di corruzione e di interessi che emerge dagli atti e che in maniera diffusa, penetrante e soprattutto accettata come prassi ordinaria, regola i rapporti tra economia e pubblica amministrazione nella nostra città.

Con ciò alterando le regole della trasparenza, della concorrenza e dell’autonomia dei diversi e spesso divergenti interessi in campo con buona pace dell’eguaglianza delle opportunità e del superiore interesse generale.

Giunti a questo punto, l’insieme delle inchieste e dei fatti oggettivamente emersi fin qui consente o no anche alla politica di trarre le stesse conclusioni?

E forse non sarà per un difetto della politica, di una politica che non ha saputo, voluto sentire e vedere, prevenire, che si è verificato l’ esteso intervento della magistratura a più livelli ed in più direzioni?

Di una politica che ha tenuto bassa l’asticella delle procedure e dei comportamenti virtuosi come deterrente affinchè una prassi anomala diventasse “sistema”?

Di una politica che di fronte all’intervento urgente del “medico” nemmeno riconosca o si ponga almeno il dubbio critico ed autocritico dell’esistenza di una patologia grave anche quando lo stesso senta la necessità di lanciare l’allarme ai quattro venti?

Una politica debole, proiezione di una pubblica opinione ormai supina, assuefatta, narcotizzata distratta.

Non c’è o non ci potrà essere altro rimedio che quello del “bisturi del chirurgo”?

Guardo a casa mia prima di fare le pulci agli altri, e lontanissimo dall’evocare furori giustizialisti che per cultura, carattere e convinzioni non mi appartengono credo se non sia il caso, il momento, l’occasione –ancorchè forzata- di mettere più spessore di analisi nella lettura di questa realtà, più coerenza e determinazione nell’azione politica di contrasto e proposta.

Al di là della propaganda e della retorica verbosa ma quel rigore morale, civile, intellettuale, politico che mi ostino ad associare all’autodefinirsi riformisti, quando e dove comincia?
Oppure dobbiamo cancellarla dal vocabolario?

Francesco Serra (Pd)

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