- Giovanna Sinatra, direttrice del servizio fitosanitario regionale, lo ha detto chiaro, in un incontro con i castanicoltori nel mese di ottobre a Canepina, che la Regione Lazio, dopo altre undici regioni, nella primavera prossima, lancerà il Torymus Sinensis e lo lancerà come si deve perché, è stato detto in quella sede, nella nostra regione, ed in particolare sui Monti Cimini, la castanicoltura ha più consistenza qualitativa, oltre ad una significativa quantità, che altrove.
Ora però, attori della mala politica dei Monti Cimini, organicamente legati da sempre, e per collocazione e concezione della politica, agli operatori commerciali, dopo aver prodotto danni incalcolabili con le loro scelte, dopo sei anni di ritardo nel lancio del Torymus, invece di presentare l'annunciato accordo con il Professor Alberto Alma e con la Regione Piemonte, gli unici che possono risolvere i nostri problemi in modo completo, spostano l'attenzione su altri temi curati, in particolare, dalla Regione Toscana e superati dalla evoluzione dei fatti.
Dopo che il Dottor Anselmo Montermini, Direttore del Consorzio Fitosanitario Provinciale di Reggio Emilia, il 31 Luglio scorso, nel centro di raccolta della CoopCast, in una assemblea gremita di produttori, ha rimosso i maggiori ostacoli, almeno alla nostra conoscenza, quello della reperibilità del Torymus e quello economico, è apparso chiaro che per la soluzione del problema vi era un solo ostacolo: la volontà della Regione Lazio.
Visto che l'Emilia-Romagna con soli centocinquemila euro si era assicurata, solo dopo un anno dal rinvenimento del Cinipide, i Torymus necessari alla lotta biologica ed i servizi del Prof. Alberto Alma e dei suoi collaboratori per tre anni a partire dalla primavera 2009, e visto che in ottobre la Regione Lazio, a voce della Dottoressa Giovanna Sinatra, seppur con qualche ilarità di troppo sulla consistenza della castanicoltura emiliana, si è detta disposta a seguire la stessa strada dell'Emilia e delle altre dieci regioni italiane colpite dal Cinipide, il problema sembrerebbe risolto salvo i dubbi derivanti dal non coerente comportamento regionale in questi sei anni.
Ed ora l'incomprensibile agitarsi dei peones della mala politica dei Cimini: forse ci risiamo, la Regione si rimangia l'impegno tanto esplicitamente preso?
O i peones questa volta agiscono in disturbo dell'Assessorato Regionale vista la storia delle candidature regionali ove Ugo Sposetti ha scatenato contro Giuseppe Parroncini anche gli attori della mala politica dei Cimini?
Se pensiamo che sulla questione del Torymus, a fronte dei centocinquemila euro dell'Emilia-Romagna, nei nostri ambienti era circolata anche la cifra di un milione di euro ad anche più, allora tutte le ipotesi, anche quella di un sistema premafioso o mafioso autoctoni, possono essere possibili.
Tanto più se si pensa al fatto che in un Comune, Canepina, da parte di diverse fonti, anche primarie, si è giocato sul chimico in modo impressionante se pensiamo, tra l'altro, che i ritardi sul Torymus hanno indotto alla scelta fitosanitaria una parte consistente dei produttori per combattere il Cinipide e salvare momentaneamente gli alberi.
Il consumo di fitosanitari è stimabile ora in una grande quantità di tonnellate su un territorio ristretto e sostanzialmente vergine dalle pratiche chimiche e fitosanitarie ove la lotta biologica poteva avere invece immediato successo.
Ora, se la Regione Lazio non fermerà immediatamente le attività dei peones che vogliono imporre il loro candidato alle regionali, reduce dal salto della quaglia dall'area Parroncini, con l'aiuto cinico del Consorte nostrano, il baldo Ugo Sposetti, ormai rotto ai compromessi più sfrontati, nella prossima primavera è prevedibile che tutti i castanicoltori si vedranno costretti alle pratiche fitosanitarie per salvare i castagni da una moria già iniziata nella presente stagione.
Con enormi profitti per le industrie chimiche fitosanitarie produttrici, tra l'altro del Brigata Flo il cui principio attivo, il Bifentrin, è stato giudicato estremamente pericoloso da alcuni documenti CEE e che dovrebbe essere messo fuori mercato sin dalla fine del 2010.
E' questo che la Regione Lazio vuole?
Attendiamo un suo comunicato nell'immediato prima di acquisire tonnellate di micidiali prodotti chimici.
Noi i castagneti non li faremo morire a costo di morire noi.
Angelo Bini
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