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Alvaro Ricci
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Riceviamo e pubblichiamo - Leggo, con non poca preoccupazione, l’accorato appello di alcuni lavoratori e lavoratrici del centro geriatrico Giovanni XXIII, rivolto alle istituzioni e in particolare alla Regione Lazio e al Comune di Viterbo, per porre rimedio ai gravi disservizi presenti nella struttura, di cui farebbero le spese gli anziani ospiti e ovviamente lo stesso personale.
Un fatto grave, soprattutto dal punto di vista sociale, visto che il centro ospita persone anziane di per sé fragili. Ancora più grave è la situazione per gli ospiti con autosufficienza limitata.
In particolare i lavoratori fanno notare che di notte un solo assistente è costretto a occuparsi di 100 ospiti anziani, dislocati su tre piani.
Stanze che dovrebbero occupare quattro letti, come per magia, ne occupanp sei.
C’è un’assistenza infermieristica limitata a poche ore al giorno per la somministrazione della terapia e per le medicazioni, quando, invece, la condizione di non autosufficienza della stragrande maggioranza degli anziani richiederebbe un intervento continuo.
Ci sono stagisti messi in turno, quando invece il loro inquadramento e il loro rimborso prevederebbero esclusivamente un impiego in appoggio per migliorare qualitativamente il servizio.
C’è il personale delle sostituzioni dato in pasto a cooperative sociali con contratti di poche ore settimanali a fronte di un ricorso sistematico allo straordinario.
Il Comune di Viterbo, da oltre un anno, avrebbe riscontrato che la struttura non risponde più ai parametri e alle condizioni previste dalle normative vigenti e in particolare a quelle contenute nella deliberazione della giunta regionale n. 1305 del 2004.
Qualora ciò fosse vero vorrei sapere, e per questo presenterò specifica interrogazione nella seduta del prossimo consiglio comunale fissata per lunedì, quali provvedimenti il comune ha preso o intende prendere al riguardo, avendo il Comune stesso, competenze in materia di controllo e vigilanza su tali strutture.
Alvaro Ricci
Vicecapogruppo Pd al Comune di Viterbo
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