 |
| Giancarlo Torricelli, Sinistra e Libertà |
|
|
|
Riceviamo e pubblichiamo - Per legge si istituisce il reato di ingresso illegale sul territorio, per legge i “volontari della sicurezza” potranno attraversare le nostre città, armati “soltanto” di strumenti urticanti.
Si potranno detenere i migranti nei centri di identificazione ed espulsione fino a sei mesi. I bambini degli immigrati saranno clandestini per nascita.
Si rischierà, sempre per legge, il carcere se si affitteranno case a migranti senza permesso di soggiorno, si schederanno i clochard e via dicendo.
In poche parole, il Parlamento ha votato il razzismo di Stato.
Tuttavia, come tutti i razzismi di Stato, questa legge non poteva che inserire al proprio interno una serie di altre norme che tendono esplicitamente a indicare un nesso tra il migrante presunto criminale e i criminali veri, ovvero i mafiosi.
Un modo come un altro per stordire ulteriormente l’opinione pubblica, già sufficientemente prigioniera di dinamiche irrazionali, legate a quel sentimento di paura collettiva costruito ad hoc dai mezzi di comunicazione di massa.
Come in un romanzo di Ballard, ormai il discrimine tra finzione e realtà tende a svanire, dinanzi agli innumerevoli provvedimenti securitari, messi a punto da questo governo.
La società che si va delineando è razzista, incline a fomentare una guerra tra poveri permanente e a generare un continuo clima di sospetto tra la popolazione.
I dati che circolano sul nesso paura - sicurezza - bisogno di ordine pubblico sono a loro volta fonte di sospetto e di paura perché contraddittori.
Fonti governative, da anni, sostengono che i reati commessi dagli immigrati tra il 1996 e il 2004 sono raddoppiati. Ma le stesse fonti si guardano bene dal dire che questo banalissimo dato ha come spiegazione l’aumento della popolazione immigrata in Italia. Dove aumenta il numero delle persone può aumentare anche la possibilità che vengano compiuti atti delittuosi.
Ovviamente la propensione a delinquere concerne qualsiasi tipologia di persona, indipendentemente dalla nazionalità di riferimento, dal colore della pelle o dalla conformazione del cranio. Non occorre neppure scomodare la criminologia, per rendersi conto di quanto sia stato, per fortuna, superato l’approccio “lombrosiano”.
Superato dalla cultura, ma non dalla politica, se nel 2009 ci ritroviamo dinanzi a leggi di siffatta assurdità e a rapporti costruiti ad hoc per distinguere i crimini a seconda che si sia nati dentro o fuori la comunità occidentale. Non a caso i dati governativi stonano dinanzi al rapporto Istat sui crimini in Europa.
Un rapporto che per fortuna non distingue la propensione a delinquere di un qualsiasi cittadino europeo, da quello di un qualsiasi altro cittadino nato oltre i confini di Schengen. L’Istat, infatti, ci dice che l’Italia è uno dei paesi con il più basso tasso di crimini commessi. E allora dove sta la verità?
Sta nell’aver messo a punto un progetto politico bipartisan (vero, sindaci sceriffi del centrosinistra?), in cui il nesso “governo uguale ordine pubblico” riduce lo spazio politico a mera stampella di un autoritarismo frustrato e generalizzato.
Un autoritarismo che trasforma le politiche migratorie in politiche securitarie, che travalica tutti i confini di quei principi minimi del garantismo penale che hanno per anni costituito l’ossatura dello Stato di diritto.
In questo contesto la sicurezza diventa la cifra primaria attraverso cui pensare la politica. Un’ideologia, senza soggettività, classi, corpi in carne ed ossa, che produce “opinione pubblica” impaurita dal diverso.
L’introduzione del reato di ingresso illegale sul territorio acuirà il già sclerotizzato sistema della giustizia (a partire dai giudici pace). L’aumento dei tempi di detenzione amministrativa nei Centri di identificazione ed espulsione alimenterà soprusi di ogni genere ed atti di autolesionismo all’interno di una geografia complessiva della detenzione che, paradossalmente, farà apparire migliore il sistema delle carceri, non fosse altro perché al suo interno vige il diritto penitenziario, mentre, nei centri di identificazione ed espulsione vige l’arbitrarietà.
Lo spirito che muove le politiche securitarie oggi, inoltre, ci interroga più profondamente sull’evidente oltrepassamento quotidiano delle garanzie minime previste dal diritto penale e dalla sua “etnicizzazione”.
Le sanzioni pecuniarie e amministrative, la detenzione amministrativa, le ordinanze amministrative dei cosiddetti “sindaci sceriffo”, infatti, non ci parlano solo di un doppio binario, nazionale e territoriale, amministrativo e penale, attraverso cui si dipana l’ideologia securitaria, ma ci portano verso un territorio in cui diritti fondamentali vengono cancellati da norme apertamente razziste e liberticide.
Oltre il diritto penale vige solo una “terra di nessuno”, dove agli immigrati è vietato qualsiasi accesso a quel che resta dei diritti sociali e civili in questo Paese. Una “terra di nessuno”, governata dallo strapotere autoritario di vigili urbani dotati di manganello e pistole, dalle ronde padane o civiche, che, a partire dal colore della pelle, potranno tranquillamente irrompere sui bus o nei locali pubblici per chiedere i documenti solo a coloro i quali appaiono “altro” da noi.
E’ la democrazia stessa che oggi crolla, sotto il peso dei provvedimenti razzisti del governo. Provvedimenti che calpestano i diritti fondamentali delle persone, cancellano principi giuridici e politici, rimuovono tutto, tranne il cinismo (che c’entrano con la sicurezza i 200 euro per l’ottenimento del permesso di soggiorno?), attraverso cui una politica in crisi cerca di salvare se stessa condannando alla dannazione i poveri tra i poveri.
Per coloro che non ci stanno, per coloro che credono nelle libertà e nei diritti delle persone, e noi siamo tra questi, questo è il tempo della disobbedienza. Della dignità contro l’indifferenza.
Giancarlo Torricelli
Sinistra e Libertà Lazio
|