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- La Cna aveva indicato al governo gli interventi necessari a sostenere la ripresa degli investimenti e dei consumi e a ridare fiducia alle imprese.
Le misure cosiddette anticrisi contenute nell’ultimo decreto approvato dal Consiglio dei ministri non segnano, invece, il cambio di passo auspicato. L’associazione di rappresentanza esprime un giudizio fortemente critico: “Manca una strategia di rilancio del Paese che individui i nuovi assi di sviluppo e che, incidendo sulla struttura del bilancio pubblico attraverso il taglio della spesa improduttiva, possa segnare una reale inversione di tendenza, in direzione di una modifica del trend di bassa crescita che registriamo da troppi anni.
La maggior parte degli interventi, peraltro, non è di immediata applicazione e non risulta tagliata per la grande maggioranza delle imprese italiane, quelle piccole”.
La Cna ha analizzato il decreto punto per punto. La detassazione degli utili reinvestiti, innanzitutto. “Limitata ai soli macchinari, esclude gli investimenti tecnologici e immateriali, che sono componenti essenziali nel determinare la competitività delle imprese. Interi settori -si osserva- restano così esclusi dai benefici del provvedimento. E il ridotto arco temporale di applicazione, che non consente di ricomprendere gli investimenti già realizzati, ne limita l’efficacia anticiclica”.
Quanto agli altri aspetti, la riduzione del costo dell’energia sembra addirittura penalizzare i piccoli consumatori rispetto agli altri che già oggi possono operare sul mercato a condizioni agevolate. Non trova spazio il tema del rafforzamento della struttura patrimoniale delle imprese.
Non si danno risposte adeguate alla richiesta di profondità della revisione degli studi di settore per il 2009 così come di riduzione delle tariffe Inail e degli acconti di imposta. Di più. In merito alla commissione “massimo scoperto”, il provvedimento consente alle banche di ricostituire una inaccettabile rendita di posizione a danno delle imprese. Le limitazioni alla compensazione dei crediti Iva introducono, inoltre, un ulteriore onere amministrativo ed economico a carico delle aziende.
“Faccio notare -dice Adalberto Meschini, segretario della Cna Associazione Provinciale di Viterbo- che il decreto ritorna sul tema irrisolto della tempestività dei pagamenti della pubblica amministrazione, ma rinvia alla legge di assestamento del bilancio l’individuazione delle risorse necessarie. Ciò è grave, perché, come è noto, la compensazione dei crediti vantati rappresenta, per le imprese, una delle esigenze prioritarie.
Le poche misure positive previste, come l’ammortamento dei beni strumentali e la rateizzazione dell’Iva da adeguamento agli studi di settore, non sono certo sufficienti a contrastare gli effetti della crisi”.
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