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L'opinione di uno sporco comunista
Un altro cervello in fuga, un'altra perdita
di Valerio de Nardo
Viterbo - 1 luglio 2009 - ore 3,30

- Dal primo luglio Rita Clementi, medico ricercatore precario a Pavia, 47 anni, affermatasi nel mondo scientifico per la scoperta dell'origine genetica di alcune forme di linfoma, lavorerà a Boston.

Ma la scelta degli Stati Uniti la vive con amarezza, quasi come una resa ed una fuga. Per questo, prima di lasciare l’Italia, la dottoressa Clementi ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, pubblicata sul “Corriere della Sera”, nella quale denuncia che “la ricerca è ammalata” e per ottenere un posto di lavoro “la benevolenza dei propri referenti è una variabile indipendente dalla qualità del lavoro” perchè viviamo in un “sistema antimeritocratico”.

Se ne va dall’Italia perché nonostante le sue capacità ed i suoi meriti “chi fa ricerca da precario, se denuncia è automaticamente espulso dal ‘sistema’, indipendentemente dai risultati ottenuti”.

La conclusione è che non servono neanche più risorse alla ricerca: “se il malcostume non verrà interrotto, se non si faranno emergere i migliori, gli onesti, dare più soldi avrebbe come unica conseguenza quella di potenziare le lobby che usano università e enti di ricerca come feudo privato”.

Un altro cervello in fuga. Una ricercatrice precaria se ne va con i suoi tre figli, nella speranza di ottenere anche per loro una “vita migliore di quanto lo stato italiano abbia garantito alla loro madre”.

Sono queste le donne di cui, a mio modesto parere dovremmo parlare, delle quali dovremmo preoccuparci. Di quelle che accettano sacrifici, si mettono in gioco nel silenzio, con tenacia e abnegazione e ottengono risultati che sono importanti per i cittadini malati in primo luogo e, poi, anche per la crescita di tutto il sistema-Paese.

Di queste donne ce ne accorgiamo solamente perché, in un estremo gesto di responsabilità, hanno anche la forza di richiamare ciascuno di noi altri alle proprie di responsabilità. Ed invece siamo costretti a seguire sui mass media le vicende di giovani disposte a tutto pur di apparire o di “erscort” con i registratori in tasca.

L’immagine della donna che si è andata affermando è forse un codice di fondo del berlusconismo: consumatrice dei prodotti venduti dalla televisione ed interprete dei suoi modelli, nei quali l’unica dote veramente rilevante rimane la bellezza fisica.

In occasione del suo centesimo compleanno, la professoressa Rita Levi Montalcini ammoniva che “non ha importanza la morte del corpo; l’importante sono i messaggi che abbiamo lasciato”.

La dottoressa Clemenzi, alla quale auguriamo lunga vita e grandi successi, ce ne ha lasciato uno che suona come un indice di accusa al sistema italiano della ricerca, ma un po’ a tutto questo Titanic sul quale ci troviamo mentre l’orchestrina dei mass media si appresta a suonare il ritornello del grande esodo, delle vacanze mordi e fuggi, della crisi…

Ma cos’è questa crisi?

Valerio De Nardo

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