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L'ospedale Belcolle
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Riceviamo e pubblichiamo da una nota professionista viterbese - Di recente sono stata gentile ospite di quel palazzo grigio, ancora una volta al centro di molteplici polemiche, a causa del decesso di un utente sfortunato.
Ciò nonostante, se mi si consente, vorrei spezzare una lancia a favore di Belcolle.
Per molto tempo ho sofferto di una forma non grave di tachicardia parossistica, mai attenzionata, considerata la sua sporadicità.
Tuttavia, a causa di alcune vicende personali molto gravi in questi ultimi periodi tale anomalia mi ha costretto a rivolgermi più volte alle cure del palazzo grigio.
Proprio qui, considerato che il mio cuore oramai aveva problemi nella sua parte elettrica, dopo aver ripristinato farmacologicamente una frequenza accettabile mi veniva prospettata una duplice soluzione del problema:
1) continuare la via del farmaco a vita;
2) sottopormi a un intervento chirurgico di ablazione cardiaca.
Devo dire che la mia giovane età non poteva che farmi scegliere la sala operatoria e non nego le mie perplessità e i miei timori.
Così sono finita fra le braccia di tre fantastici cardiologi specializzati in elettrofisiologia (dedicati allo studio della parte elettrica del cuore) i quali mi sono stati segnalati da un loro giovane collega medico di grande e buona volontà, in servizio sempre all’ospedale, ma in altro reparto, che conosceva la loro competenza e preparazione professionale.
Sono qua per ringraziarli "di cuore", è il caso di dirlo, di questi tempi dove predominano le manie di protagonismo, perché mi hanno dimostrato cosa sia un'equipe medica dove sono tutti i migliori, dove regna l’affiatamento e la fattiva collaborazione. Lavorano confinati dietro un sottoscala e per arrivarci con il personale preposto ho dovuto attraversare piani e corridoi in perfetta tenuta da camera, sdraiata su una barella.
Tuttavia, oltrepassate scalinate ed elettricisti intenti alle manutenzioni e aggiustamenti vari, sono giunta davanti a una porta al di là della quale ho scoperto una stanza che sembrava una cabina di pilotaggio di un aereo o qualcosa di similare.
Lì, i tre giovani medici coadiuvati dal personale paramedico, con estrema professionalità hanno cominciato a spiegarmi ogni cosa e tutto ciò che stavano facendo, mettendomi assolutamente a mio agio.
Durante l’intervento (in anestesia locale) ho assistito a compiacimenti reciproci, a sintonie e sincronie perfette, che rendevano l’ambiente assolutamente gradevole nonostante la particolarità del momento.
Non è facile trovare nelle stanze di quel palazzo grigio un clima del genere, dove l’amore per la professione spinge simili talenti a lavorare anche con il cuore, dove la quotidianità non spegne gli entusiasmi di professionisti che adorano dedicare la propria vita allo studio per la salute e il bene del malato.
Sono tre giovani professionisti, il dottor Massimiliano Campoli, il dottor Pietro Rossi e il dottor Mario Malavasi, che hanno voglia di dare e migliorare, che offrono la propria competenza e aprono le porte al progresso e alla conoscenza proponendo e non imponendo una metodologia o l’altra d’intervento.
Grazie ragazzi, mi avete ridato una qualità della vita che da tempo avevo perso; vi auguro grandi soddisfazioni e successi, un futuro brillante per la vostra carriera.
Buon anno.
Lettera firmata
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