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L'opinione di un candido democristiano
Berlusconi non ci sarà per il Papa, e l'università?
di Renzo Trappolini
Viterbo - 31 agosto 2009 - ore 3,35

Renzo Trappolini
- Ci sarà il governo italiano, in forma ufficiale, ad accogliere a valle Faul il sovrano dello Stato pontificio e capo della chiesa cattolica Benedetto XVI.

Lo rappresenterà Gianni Letta, il sottosegretario istituzionalmente e personalmente più vicino al capo. Come all’Aquila, dove in nome dell’Italia ha accolto il numero due Vaticano, cardinale Bertone, per il ritorno del predecessore di Benedetto, Celestino V, alla basilica di Collemaggio dove riposava fino al giorno del terremoto.

Il Tevere si è fatto da decenni più largo e la vita sulle due sponde, quella vaticano-ecclesiastica e quella civile della nazione italiana, nata dalla “provvidenziale” (parole di Paolo VI), breccia di Porta Pia, scorre distinta col disimpegno ma non disinteresse della Chiesa dalle vicende più politiche del paese, soprattutto a partire da Giovanni XXIII.

Infatti, storia e obiettivi comuni di sviluppo e pace tengono alto e costante il confronto seppure la coabitazione nella stessa città, quella eterna, non risparmi talora interventi impropri.

Così, l’Osservatore Romano, organo ufficioso della Santa sede, in questi giorni nei quali alle virtù della politica si sostituisce il gossip sui vizi privati, ha precisato che la Chiesa non risponde a chi la chiama a “pubbliche condanne invece che alla cura delle coscienze perché la penitenza è cosa seria da non venir confusa con polemiche contingenti come quelle cui sono usi i giornali”.

Punto e basta, perciò, con chi avrebbe voluto Viterbo a sede (storica) dell’incontro tra un Silvio Berlusconi più che statista, privato e anche un po’ penitente e il Pontefice confessore indulgente.

Ci ha pensato la saggezza millenaria della gerarchia a rimettere in fila le cose lasciando a Dio quelle di Dio (una visita papale dalle “intenzionalità profonde religiose e anche culturali”, secondo l’interpretazione “autentica” del vescovo Chiarinelli) e quelle della politica e degli uomini, che la Chiesa sa ben valutare e affrontare nei modi e tempi opportuni.

Per andare a cronaca recente, ad esempio, cinquant’anni fa, alla vigilia del primo viaggio in Unione Sovietica di un capo dello Stato italiano perdipiù democristiano, Giovanni Gronchi, furono fatte arrivare in Vaticano (c’era allora Pio XII, non entusiasta di un cattolico ospite dell’ateo comunista Cremlino) chiacchiere sulle frequentazioni femminili del presidente, il quale, quando il cardinale Siri glielo fece notare “cascò dalle nuvole” e andò comunque a Mosca.

Meno male per tutti, dunque, se con Gianni Letta l’Italia, ma anche la Chiesa, si evita didascalie men che nobili sotto la foto del premier che stringe la mano a Benedetto.

Il quale, sia chiaro viene nella Tuscia come pastore, ma anche come “teologo” e teologo bonaventuriano, ha sottolineato monsignor Chiarinelli che lo scorso anno volle e guidò un importante convegno promosso a Bagnoregio per gli 80 anni della Provincia sullo studio del giovanissimo Ratzinger ” La teologia della storia in San Bonaventura”.

Un testo che, ha detto il vescovo, “si colloca, con il tema che lo qualifica, nel cuore vivo di una attualità culturale che ci interpella direttamente… il rapporto fede-ragione, chiesa-società, essere cristiani-esser laici” nella articolazione della “storia umana distribuita per età e aperta al futuro del compimento”.

Domenica 6 settembre Benedetto verrà nella terra del suo maestro, quel Bonaventura di cui ha scritto che grazie a lui “la pace è divenuta più vicina alla terra… con la realizzazione nel proprio tempo della legge dell’amore di Cristo”.

Così Ratzinger cinquant’anni fa e, da papa, lo scorso 29 giugno nell’enciclica Caritas in veritate ha ribadito che “il dialogo tra fede e ragione rende efficace la carità nel sociale, la collaborazione fra credenti e non credenti nella condivisa prospettiva di lavorare per la giustizia e la pace dell’umanità”.

Altro che miserie italiane! Forse a Viterbo e Bagnoregio il Papa teologo renderà omaggio al frate Bonaventura con una lectio magistralis dalla quale, per esempio, l’università della Tuscia, oggi così apprezzata, potrebbe trarre impegno per un organizzato approfondimento a livello scientifico e universale del tema che ieri, ma anche oggi e domani, sta dietro i perché della vita e della storia.

Renzo Trappolini

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