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Riceviamo e pubblichiamo - A seguito della crescente reazione dei cittadini, con tanto di manifestazioni, proteste, presidi, cortei organizzati, raccolta firme e delle recenti “prese di posizione” confezionate sulla spinosa questione delle antenne di “telefonia mobile”, quale dilagante fenomeno che presenta aspetti tanto inquietanti quanto temibili, voglio tornare sul complesso argomento con lo scopo di sensibilizzare maggiormente l'opinione pubblica, in un contesto che sembra aver messo in secondo piano la salute a la sicurezza della popolazione.
Infatti, per come stanno andando le cose, l’attuale legislazione e alcune sentenze, sembrano contribuire al progressivo azzeramento delle garanzie contro la proliferazione, spesso selvaggia, di infrastrutture di telecomunicazione sul territorio urbano, non rispettando neppure le distanze dai "luoghi sensibili"; allora, appare sempre più improrogabile un cambio di strategia anche da parte di coloro, come politici ed amministratori, che sentono il dovere di tutelare gli interessi della gente comune, non tanto per contrastare l'affermarsi di tecnologie più affinate ed evolute, quanto per sostenere forme di progresso compatibili con la qualità della vita, per contribuire a sperimentare forme di controllo del territorio in grado di saper coniugare diverse esigenze e, soprattutto, per ostacolare modelli culturali degenerativi e schemi formativi decadenti.
A tal proposito, è alla scuola ed alla famiglia che bisogna guardare ed è qui che occorre investire progetti e risorse, attraverso azioni di informazione capillare, didattica ed educativa, affinché si consolidi l'obiettivo di costruire una coscienza più sensibile al rispetto della salute e dell'ambiente; in questa campagna, senz'altro molto difficile da sostenere, le famiglie e le istituzioni scolastiche hanno un ruolo fondamentale e strategico, da affiancare all'azione di quanti vogliono contrastare il moltiplicarsi delle antenne e gli effetti di questa devastante cultura, oggi fattasi civiltà dominante e di governo, dunque ufficializzata e sponsorizzata.
Proviamo, allora, a evitare che i nostri figli possano subire questa inquinata omologazione culturale attivando, accanto alle azioni dimostrative, pur sempre encomiabili, contro questo o quell'impianto, una coscienza capace di influenzare la società ed indirizzarla verso modelli di sviluppo formativo più umani e meno tecnologici
Il consigliere gruppo Pd
Roberto Talotta
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