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Viterbo - Documenti - L'intervento di Linda Natalini (Pd) in consiglio“Sanità Berlusconi ricatta la Regione”
Viterbo - 27 settembre 2008 - ore 13,30

Linda Natalini

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Riceviamo e pubblichiamo - Parlare di sanità non è facile, viste le implicazioni che un tale tema ha per tutti noi, e parlarne anche essendovi addetta è ancora più difficile, perché si tende a dare risposte tecniche a problemi tutti politici. Stiamo discutendo, in questi giorni, della proposta di riconversione di alcuni nostri presidi, così come prevista all’interno del piano regionale di rientro dal deficit.

Un piano di rientro che, ricordiamolo una volta per tutte, non tocca i presidi del nostro territorio comunale, come ha giustamente ricordato il direttore generale anche in consiglio comunale, se non indirettamente, per le ricadute che tali provvedimenti potrebbero avere e per le opportunità che dovremmo saper cogliere. Montefiascone e Ronciglione, infatti, pur non avendo da soli i posti letto necessari per garantirne la sopravvivenza, sono da più di 10 anni parte integrante del P.O.C. (presidio ospedaliero centrale) insieme a Belcolle; il numero di posti letto, quindi non va sottratto dal tutto, ma ricompreso nel P.O.C.

Discorso diverso è per Acquapendente, la cui riconversione, con la diminuzione dei posti per acuti, comporta dei problemi. Il primo è politico: Viterbo è già al di sotto della media nazionale per quanto riguarda il rapporto abitanti /posti letto, non può pagare oltre. Gli altri attengono all’applicazione della riconversione. Ha ragione Gigli: non si tratta di un risparmio immediato, ma di un risparmio differito certamente sì e, soprattutto, di garantire una maggiore qualità del servizio erogato ai cittadini. E per questo, servono risorse.

Risorse non nuove, ma quelle già impegnate dalla Regione e destinate ai lavori per il Dipartimento dei servizi e per la diagnostica per immagini, nonché per la ristrutturazione del primo soccorso.
Questi sono soldi già impegnati dalla Regione, ma non ancora completamente erogati perché il governo non ha ancora trasferito i famosi 5 miliardi di euro dovuti alla stessa Regione. E qui sorge un altro problema politico.

Dobbiamo dire ai cittadini con chiarezza che il governo Berlusconi sta ricattando la Regione Lazio, subordinando l’erogazione dei trasferimenti (non di competenza sanitaria ma da normale fiscalità ) all’attuazione del piano di rientro. Ma delle due l’una: o si forniscono risorse per attuare il piano stesso o si espliciti la volontà di strangolare la sanità pubblica nel Lazio. Anche perché se dopo questa riconversione e la riduzione di posti letto per acuti non si avviano contestualmente i lavori di completamento di Belcolle, il sistema rischia l’implosione, ed è qui l’impatto indiretto sulla rete territoriale comunale.

Ma un altro aspetto dobbiamo toccare se veramente vogliamo affrontare il problema in tutti i suoi aspetti, e questo attiene alle cause della situazione attuale che, se non rimosse, creeranno sempre ulteriore deficit, anche in presenza di assessori o presidenti da Nobel. Lo sbilancio nella sanità è stato ampliato in maniera mostruosa dalla giunta Storace - lo dicono i fatti - attraverso provvedimenti scellerati in favore della sanità privata. Con la giunta Badaloni, l’assessore Cosentino applicava un sistema di abbattimento del pagamento delle prestazioni proporzionale alla complessità della prestazione. Per fare un esempio, per una banale visita per l’ipertensione al policlinico Gemelli veniva riconosciuta una quota pari al 40% del totale, e così via, in proporzione alla complessità del caso, in modo da indurre le strutture più avanzate a trattare patologie serie, rinviando tutto il resto al territorio. Storace tolse questa percentuale di abbattimento, ripianando il 100% di tutte le prestazioni: ciò portò ad un aumento incontrollato dell’offerta che in sanità si traduce in una altrettanto esponenziale crescita della domanda, con la conseguenza di far aumentare enormemente le prestazioni. Da qui il lievitare abnorme della spesa e del “buco”. Questa è la realtà, non altro.

Ed allora io credo che sarebbe giusto chiedere alla Regione di operare le manovre strutturali per riequilibrare la spesa per la sanità pubblica con quella privata, andare avanti con un piano di riconversione dei nostri ospedali per offrire una sanità di qualità, completare Belcolle per offrire spazi adeguati per acuti. Ma sarebbe anche utile chiedere che la sanità delle province laziali, possedendo peculiarità tutte proprie, sia svincolata da quella romana che condiziona pesantemente il mercato della salute attraverso una pervasiva presenza del privato. Ma è anche necessario agire presso il governo centrale, il cui atteggiamento ricattatorio sta condizionando pesantemente le scelte attuali e, temiamo, anche quelle future.


Linda Natalini
Consigliere comunale Pd

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