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| La protesta degli studenti
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Riceviamo e pubblichiamo - Se il decreto legge 112 sarà approvato possiamo preparare i funerali della nostra università.
Il decreto legge 112, infatti, introduce la possibilità per l’Università pubbliche di trasformarsi in fondazioni in grado di raccogliere finanziamenti privati.
La conseguenza di questa trasformazione è che la natura pubblica delle nostre università sarà annullata per lasciare spazio alla natura privata degli atenei fondazioni, i quali comporteranno un aumento notevole delle tasse, togliendo il diritto allo studio agli studenti in condizioni disagiate anche se meritevoli.
Il decreto distruggi università prevede anche un taglio dei finanziamenti pubblici agli atenei (Fondo funzionamento ordinario) così suddiviso:
63,5 milioni d’euro per il 2009
190 milioni d’euro per il 2010
316 milioni d’euro per il 2011
417 milioni d’euro per il 2012
455milioni d’euro per il 2013
In mia opinione questo taglio indiscriminato dei finanziamenti ministeriali al sistema universitario non può essere visto come una riforma ma come un meccanismo per “fare cassa” colpendo i più deboli e mantenendo invece tutti i benefici in capo ai più forti (casta politica).
Se si vuole fare una vera riforma del sistema universitario bisogna investire nuovi capitali e non tagliare, bisogna aiutare la ricerca creando nuovi laboratori e nuove infrastrutture, invece di ridurre quelle già esistenti, bisogna migliorare la didattica, attraverso l’utilizzo di professori qualificati, invece di sospendere le scuole di specializzazione (Ssis) per la formazione degli insegnanti e di ridurre il turn-over, provvedimenti che non possono che peggiorare la qualità didattica e dettati dalla sola volontà di “fare cassa”, infine bisogna dare la possibilità di studiare non solo ai pochi privilegiati ma a tutti come previsto dall’articolo 34 della costituzione.
I capitali per salvare Alitalia sono stati trovati, quelli per finanziare le banche in crisi sono stati trovati, quelli per finanziare tutti i benefici di cui godono i nostri politici sono stati trovati e sono tuttora trovati, gli unici capitali che non si trovano, “caso strano”, sono quelli per finanziare l’istruzione. D’altronde dal nostro premier e dai suoi non potevamo aspettarci altro, per loro il problema non sussiste, infatti, nel caso in cui l’università pubblica sparisse, non avrebbero problemi a pagare le rette delle università private, rette che partono da 4mila euro.
In ultimo voglio toccare l’argomento licenziamenti. Il ministro afferma che non licenzierà nessuno, questo è vero, infatti, tutti gli interventi previsti ricadranno sui posti di lavoro a tempo determinato, cioè come il solito sui giovani precari. Precari visti da questo governo come “carne da macello”, da sfruttare nel momento del bisogno e scaricare subito dopo. Chi ci rimette dunque siamo sempre noi giovani, che, grazie alle riforme del vecchio governo “Berlusconi ” possiamo entrare nel mondo del lavoro solo attraverso il precariato, il lavoro sottopagato o altre modalità di sfruttamento autorizzato.
In conclusione diciamo grazie al nostro premier che ci ha tolto il diritto di avere un lavoro stabile, ed al ministro Gelmini che adesso ci toglierà anche il diritto allo studio, o meglio lo riserverà ai pochi privilegiati.
Fabio Ciancolini
Studente di economia all’università della Tuscia
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