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| La porta sulla cinta muraria |
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Riceviamo e pubblichiamo - Evidentemente non siamo stati sufficientemente chiari, o probabilmente siamo stati fraintesi.
Quando parlavamo di riapertura ci riferivamo solo alle finestre del Palazzo Comunale tamponate da Equitani, non volevamo certo che si aprissero “altri varchi”.
Chiariamo meglio: da aprire erano (e sono ancora) le finestre della sala consiliare, non una porta sulla cinta muraria medievale.
Potrebbe sembrare una “boutade”, ma è proprio così: all’improvviso, la scorsa settimana, tra lo sbigottimento di tanti bolsenesi, le mura che un tempo cingevano la città medievale sono state “tagliate” proprio in pieno centro storico, di fronte alla Cassia, per dare una seconda apertura ad un locale che comunque aveva già il suo ingresso.
Ad una prima analisi sembra che siano stati ottenuti tutti i permessi necessari, ma non si capisce come sia stato possibile, per le autorità competenti, rilasciare i vari nulla osta atti a poter aprire una porta sulle mura medievali, un monumento storico da salvaguardare.
Oltretutto, a memoria d’uomo, non si ricorda che in quel punto ci fosse in precedenza una apertura, poi tamponata nel corso degli anni. Se così fosse si potrebbe trattare di un atto di ripristino, anche se avvenuto con decenni di ritardo ma, ripetiamo, nessuno, neanche i più anziani, ricordano tale apertura; oltretutto l’integrità e la continuità dell’opera muraria nei documenti fotografici della zona in anni precedenti lo stanno a testimoniare.
C’è però una spiegazione a tutto ciò: i cittadini prendono esempio dal loro sindaco e se è lui il primo a fare danni contro i beni storici, si sentono giustamente autorizzati a fare altrettanto.
Con una differenza: che se non altro i cittadini i permessi li chiedono, il sindaco no!
Radames Petti
Capogruppo Pdci
Consiglio Comunale Bolsena
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