Riceviamo e pubblichiamo - Lo scempio che è stato fatto della scuola e della università con questa, impropriamente chiamata, “riforma” proposta dal ministro Gelmini leggasi Tremonti, ha fatto scuotere le coscienze, le intelligenze, le sensibilità che hanno messo insieme studenti, genitori, docenti, rettori, e tutti quei cittadini che hanno a cuore non solo la scuola pubblica ma la sua efficienza ed incisività per la conoscenza e la formazione dei nostri piccoli e giovani cittadini.
Il decreto 137 è un massacro per la nostra scuola elementare invidiata in tutta Europa, presa ad esempio da tanti paesi occidentali, peccato però che i nostri piccoli allievi non hanno il grembiulino, sono talmente indisciplinati che il deterrente sarà il voto in condotta, e sarà il maestro a decidere le sorti.
Sarà fortemente messo in discussione il sistema di lavoro collegiale, l’accoglienza e l’inclusione, il rapporto tra scuola e territorio, soprattutto per la riduzione delle ore a 24. Ed il tempo pieno previsto in tantissime scuole? Altro di diverso non è scritto da nessuna parte ne tanto meno nel decreto, come invece si sforzano a dire i rappresentanti del governo, e si sa verba volant, scripta manent.
Tagli previsti per i plessi che non superano 50 iscritti ed eventuali accorpamenti, e su questo punto anche la nostra provincia ne sarà penalizzata per alcuni comuni dai 13 ai 15 plessi soppressi e oltre 280 posti di lavoro in meno tra insegnati e personale assistenti tecnici amministrativi.
I comuni si dovranno quindi far carico dei servizi ai cittadini trasporto, mensa, attività per il tempo pieno, i sindaci sono preoccupati poiché rimane il forte dubbio di come dovranno affrontarne le spese di tutto ciò e se non provvederà lo stato, come prevediamo, saranno i cittadini a pagare.
Per l’Università e la ricerca ugualmente tagli si prevedono 1 miliardo e 400 milioni di euro in cinque anni, anche drastiche misure per l’occupazione e la impossibilità di stabilizzazione dei giovani precari e ricercatori.
Preoccupante è l’idea, se venisse praticata, che le Università siano trasformate in fondazioni cioè con l’introduzione di privati, aumentando quindi i costi, già insostenibili, ma sicuramente se un privato ci investe dovrà avere il suo tornaconto economico chiamato lucro. Ed allora avverrà una selezione non rispetto al merito ma rispetto al portafogli di papà, se si nasce in famiglie povere, si rimane poveri ed ignoranti. Il diritto allo studio ? un bene comune che verrà distrutto, insieme a ciò che è scritto nella nostra Costituzione.
Per tutto ciò la Cgil insieme a tutte le altre forze sindacali, politiche e a tutti gli studenti, e cittadini, contrari a questi provvedimenti, si opporrà e ci opporremo affinché si avvii un dialogo in parlamento e con tutte le parti interessate, per una vera riforma in linea con le necessità per un migliore funzionamento della istruzione pubblica e della ricerca, ecco perché domani saremo in piazza con 8 pullman che partiranno da vari punti del viterbese unitari con Cisl e Uil , e molti altre persone raggiungeranno P.zza Esedra con altri mezzi, per sfilare fino a P.zza del Popolo dove sarà conclusa la manifestazione.
Miranda Perinelli Segretario generale Cgil Viterbo
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