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Viterbo - Lettere - Scrive Andrea Di Sorte studente e consigliere comunale
"Quella della Gelmini è una buona riforma"
Viterbo - 29 ottobre 2008 - ore 13,34

La protesta degli studenti

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Riceviamo e pubblichiamo - La più grande e deleteria riforma della scuola degli ultimi venti anni è stata scritta nel 1990. Una riforma che a detta degli esperti è stata la sintesi più estrema del consociativismo politico-sindacale. Si trattò di un patto tra Dc, Pci e sindacati. Venne bloccata ogni ipotesi di ridimensionamento del personale scolastico (in virtù di un calo demografico acclarato), ma al contrario vennero poste le basi per nuove assunzioni di massa (fu proprio in questa riforma che venne prevista l'abolizione del maestro unico…).

L'istituzione scolastica passò dall'essere soggetto di una riforma a essere complemento oggetto della casta politica e sindacali della prima repubblica.

C'è chi dice che la scuola pubblica sia come la vicenda Alitalia: rovinata da decenni di management interessato a garantirsi clientele.

C'è solo una differenza: non ci si può inventare una cordata di professori o presidi che investano sulla scuola e che siano pronti a prenderla in affidamento.

Il decreto Gelmini offre una ventata di riformismo, e questo non è opinabile, è un dato di fatto. Se è vero, come ha ricordato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della cerimonia di apertura dell'anno scolastico, che "L'Italia deve ridurre a zero, nei prossimi anni, il suo deficit pubblico, per incidere sempre di più sul debito accumulato nel passato.

Nessuna parte sociale e politica può sfuggire a questo imperativo; ed esso comporta anche, inutile negarlo, un contenimento della spesa per la scuola", è altrettanto vero che nel decreto viene menzionato il merito, l'intelligenza, l'impegno, lo studio, la volontà ed il sacrificio.

Di questo "decreto Gelmini" si sa che porta con se un 3% di tagli alla scuola pubblica. Quello che molti giovani e forse anche molti professori non sanno (o fanno finta di non sapere) è che grazie al decreto Gelmini nelle scuole elementari verrà reintrodotta l'educazione civica, che verrà inserito nelle valutazioni il voto in condotta (per arginare il fenomeno del bullismo), che al maestro unico verranno affiancati insegnanti di inglese e di sostegno, che il tempo pieno verrà aumentato del 50%.

E ancora, che sarà reintrodotto il voto al posto del giudizio (da ora un quattro sarà un quattro e un sette sarà un sette), che la scuola dell'infanzia sarà anticipata a due anni e mezzo (così che una donna lavoratrice possa tornare prima al lavoro), che non è prevista dal decreto nessuna lettera di licenziamento, che ci sarà una qualificazione degli insegnanti, che sarà promossa la meritocrazia e un premio di produttività di seimila euro all'anno per chi otterrà il massimo dei risultati.

Insomma il decreto ha una visione riformista niente male e che andava fatto non nel 2008, ma negli anni '80. Invece dei sindacati andavano ascoltati i professori di ruolo, gli studenti, i precari, i dirigenti e chiunque sia stato portatore di un interesse legato al mondo scolastico.

Anche il ministro Gelmini in questa vicenda ha peccato: non è riuscita a spiegare quello che intende fare per riformare l'università.

Non l'ha spiegato agli studenti e quando l'ha fatto (venerdì scorso con i rappresentanti dei principali gruppi organizzati degli studenti di scuola e università e con i rappresentanti del CNSU), il messaggio non è passato.

Stefano Verzillo, presidente del Clds (Coordinamento liste per il diritto allo studio), oggi in una lettera al quotidiano Libero ha spiegato: "Riteniamo… che gran parte delle proteste sia largamente strumentalizzata per finalità che nulla hanno a che vedere con i problemi reali dell'Università e che tutto ciò dia luogo alla cristallizzazione di un clima di sterile contrapposizione…

È arrivato il momento di mettersi dietro un tavolo e discutere nel merito… Al ministro Gelmini e al Governo chiediamo che si affrontino con urgenza i molti problemi sul tappeto".

Il consiglio che rivolgo a tutti i ragazzi che sono studenti come me è questo: leggetevi e studiatevi il testo del decreto sulla scuola, che stamani è stato approvato dal Senato della Repubblica e che potete scaricare dal sito ufficiale della Camera dei deputati (http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0009120.pdf).

Abbiamo un occasione per guardare avanti, per crescere in una società fondata sui valori del merito e non sulle logiche politiche per le quali la scuola è il grande calderone dove piazzare "gli amici" e gli "amici degli amici". La scuola è un punto di partenza, è da essa che si cambiano le sorti della nostra società.


Andrea Di Sorte

studente facoltà di Scienze Politiche Università della Tuscia
consigliere comunale di Bolsena

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