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Viterbo - Operazione di guardia di finanza e polizia stradale
Giro di auto dall'estero, frode per 14 milioni
Viterbo - 27 ottobre 2008 - ore 18,30

Paolo Occhipinti, comandante della Guardia di finanza

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Roberto Di Cesare, dirigente della sezione di Polizia stradale di Viterbo

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La conferenza stampa congiunta di Finanza e Polstrada

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Le targe e i documenti delle auto importate

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- Frode fiscale, frode commerciale e falso ideologico.

Queste le accuse di cui devono rispondere quattro amministratori di autosaloni viterbesi e romani, arrestati dalla guardia di finanza, guidata dal comandante Occhipinti, e dalla polstrada di Viterbo, diretta da Di Cesare.

Le loro concessionarie, due a Roma e una a Capranica, sarebbero coinvolte, secondo l'accusa, in un giro di automobili importate da Austria, Germania e Belgio con l'aiuto di una “società fantasma”.

La società, gestita da un prestanome e denominata in gergo “cartiera”, agiva da mediatore tra rivenditori stranieri e concessionarie italiane.

Sulla carta si dichiarava l'avvenuto pagamento dell'Iva nel paese di provenienza dell'automobile.

Ma l'Iva, in realtà, non veniva versata.

Così facendo, il giro “cartiera”-rivenditore estero-autosalone italiano ha sottratto all'erario più di 14 milioni di euro.

Polstrada e guardia di finanza, le cui indagini sono cominciate a novembre del 2006, hanno scoperto due tipi di frode.

Il primo è definito “frode carosello”, ed è rappresentato dall'attività della società satellite o cartiera che non svolge alcuna attività di mercato, ma emette semplicemente fatture false, in cui si dichiara che l'Iva è stata versata.

Il secondo tipo di frode consiste nel far rientrare le automobili importate in un tipo di regime agevolato, che permette di abbattere il carico fiscale.

I gestori degli autosaloni, in pratica, ottenevano le autovetture straniere a prezzi inferiori rispetto al mercato e le rivendevano a prezzi competitivi. Con prezzi inferiori del 20 per cento rispetto a quelli di mercato.

In questo modo, avvenivano distorsioni del mercato.

Le automobili, inoltre, prima della vendita, venivano portate in officine del Viterbese. Qui veniva ridotto il chilometraggio.

L'acquirente, dunque, poteva comprare, senza saperlo, un'automobile a prezzo inferiore, ma “manipolata”.

Complessivamente, le persone coinvolte nella frode sono sette.

Quattro gli arrestati, tutti amministratori di autosaloni residenti nel Viterbese, tra i 35 e i 60 anni, accusati di associazione a delinquere finalizzata a frode commerciale, frode fiscale, falso ideologico.

Tre di loro sono agli arresti domiciliari, uno in carcere.

Per una quinta persona, un dipendente di meno di 30 anni, è scattato l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Infine, denuncia a piede libero per altri due imprenditori.

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