Riceviamo e pubblichiamo - La tecnica della sinistra è sempre la stessa, la denigrazione personale.
Si propongono gli avversari alla persecuzione violenta della piazza. La demonizzazione non tocca più in questo momento principalmente Silvio Berlusconi, oggi è il turno del ministro Gelmini.
Falliti gli agguati nelle sedi proprie della democrazia, che sono le Camere, l’arma della denigrazione avanza. Sulle prime pagine dei giornali campeggiano le notizie delle proteste in scuole e Università. Coinvolgendo una minoranza tra l’altro disinformata di persone, si segnalano le occupazioni di alcune Università che è ovviamente una illegalità, contro cui la sinistra della presunta legalità nulla dice e anzi approva.
Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha convocato le Associazioni degli Studenti per un confronto sulla riforma della scuola e dopo alcuni incontri con una nota è stato fatto il punto della situazione, affermando che l’università e la scuola così come sono non preparano al lavoro e non consentono ai ragazzi di farsi un futuro.
In Italia non è vero che si spende poco per l’istruzione, anzi siamo i primi d’Europa il problema è che si spende male.
L’università italiana produce meno laureati del Cile.
Cosa inaccettabile è, inoltre, che si sono moltiplicate cattedre e posti per professori senza tener conto delle reali esigenze didattiche dei ragazzi, aumentando la spesa dell’università in maniera esagerata.
L’università italiana non figura tra le migliori 150 al mondo.
L’obiezione che lo scopo del decreto sia di “uccidere la scuola “ è assai povera.
Il decreto contiene poche innovazioni ma chiare.
Obiettivo del decreto non è una riforma strutturale della scuola, ma una serie di provvedimenti concepiti per aggiustare, sistemare, riordinare quel che basta per iniziare a mettere al centro della scuola non lo Stato bensì l’educazione dell’alunno e dello studente.
Al centro del decreto vi è l’introduzione del maestro prevalente, che non esclude l’insegnamento di alcune materie, come l’inglese e l’informatica con un docente specifico.
Inoltre si punta a rafforzare il principio di autorità della scuola, indebolitosi pericolosamente negli ultimi anni.
Il voto in condotta da solo, non può certo risolvere il problema del “bullismo” ma fornirà al docente e all’istituzione scolastica uno strumento che permetta al ragazzo e alla famiglia di riconoscere in chi lo impugna un’autorità.
L’introduzione di corsi di “ Cittadinanza e Costituzione “ non ha come obiettivo una sorta di educazione statale che si suppone neutra, bensì l’educazione allo stare insieme attraverso la comunicazione, il rispetto reciproco, la cura di chi è diverso, ma anche il non sporcare i muri, l’alzarsi in piedi quando in classe entra un adulto e così via.
Insomma una scuola che sappia educare oltre che formare.
Alessia Ercoli
Rappresentante del Lazio al Coordinamento Nazionale di Forza Italia Giovani
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