- “La nostra rivolta andrà avanti a oltranza, finché non otterremo il ritiro della legge 133”.
E' l'imperativo categorico di “Tuscia in protesta”, movimento di studenti dell'ateneo viterbese, nato spontaneamente, prima da Lingue e Beni culturali, e allargatosi poi a tutte le altre facoltà.
Con unico obiettivo: cancellare la legge 133.
“Una legge deleteria – affermano gli studenti – innanzitutto perché uccide la ricerca, con i suoi tagli del 20% ai finanziamenti, nei prossimi cinque anni.
Senza contare l'allarmante blocco delle assunzioni: se tra il 2010 e il 2012, verrà assunto un solo docente ogni 5 pensionati, possiamo toglierci dalla testa un futuro all'università come professori e ricercatori”.
Ma a preoccupare il comitato di protesta dell'università della Tuscia è soprattutto la possibilità, per gli atenei italiani, di diventare fondazioni di diritto privato. Come previsto dalla legge 133.
“Ciò significherebbe privatizzare le università - dice "Tuscia in protesta" - permettere a enti e imprese di “gestire la ricerca”, aumentare le tasse da pagare e tagliare fuori una grossa fetta di ragazzi che non potrebbero più permettersi di studiare.
L'istruzione diventerebbe un lusso, un privilegio di pochi. Ed è proprio ciò che vogliamo impedire, con ogni mezzo”.
Tante le iniziative in cantiere.
Il volantinaggio, innanzitutto, in moto già da una settimana.
Ma anche la partecipazione alla manifestazione del 30 ottobre, a Roma, e quella di domani, in piazza del Comune, a Viterbo.
Con lezioni all'aperto alle 9, corteo diretto a Santa Maria in gradi e assemblea generale al rettorato, alle 11.
“Andremo anche in prefettura, domani pomeriggio – dicono gli studenti -. Vogliamo chiedere che un nostro portavoce sia presente alla manifestazione “Governo incontra”, perché riteniamo giusto che il governo debba, appunto, incontrare anche noi, ascoltarci”.
Quanto al blocco permanente delle lezioni, i ragazzi di “Tuscia in protesta” smentiscono.
“Nella nostra università le lezioni stanno proseguendo più o meno regolarmente – spiegano gli studenti -. Sono interrotte solo periodicamente da assemblee e manifestazioni come quella di domani.
La nostra è una protesta pacifica, per dimostrare che, come studenti, contiamo qualcosa, abbiamo un peso. Anche economico.
Per domani, ad esempio, abbiamo organizzato la “Giornata del non consumo universitario": non faremo la spesa, per dare un assaggio di quel che succederà a questa città se l'università dovesse chiudere e se venissero, quindi, a mancare gli studenti. Sarebbe un gravissimo danno economico per Viterbo”.
E, quanto a economia e crisi, i ragazzi di "Tuscia in protesta" non risparmiano nessuno. A livello locale, come a livello nazionale.
"Non abbiamo la minima intenzione di pagare per gli errori altrui - dichiarano -. Il fatto che le banche, Alitalia o chicchessia siano in crisi, non autorizza il governo a tamponare la situazione sottraendo fondi alla ricerca.
Lo stesso Comune di Viterbo ha tagliato 100mila euro, stanziati annualmente per l'università, per rimediare ai disastri delle società partecipate.
Ma, se lo mettano in testa una volta per tutte: noi la crisi non la paghiamo".
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