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Viterbo - Un ricordo di Biaggi dello storico Mauro Galeotti
Renzo, l'amico antico
di Mauro Galeotti
Viterbo - 24 ottobre 2008 - ore 1,30

Renzo Biaggi

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- Quando morì mio padre Vinicio, se ne andò con lui un pezzo della mia pelle e quello che mi consolò, in seguito, fu parlare di lui con i suoi amici.

Sentire da loro fatti e vicende che loro stessi avevano vissuto con lui, avvenimenti a me sconosciuti.

Uno di questi è stato Renzo Biaggi, l’amico antico, l’amico dei vecchi tempi, come si è definito sui volumi che mi ha donato.

Renzo, un uomo forte, in questi ultimi anni, ha tirato avanti la sua malattia con dignità, senza pietismi, pronto ad affrontare la sua giornata mantenendo alte tutte le sue passioni: le cartoline, i manifesti, le stampe, i libri, le monete, tutti con riferimento alla sua, alla nostra città: Viterbo.

Mi ricordo che veniva a trovarmi al mercatino dell’antiquariato, al mio banco di libri e mi chiedeva le novità sul mio ultimo libro in preparazione ed io giù a raccontargli le mie ricerche, le mie scoperte, stavamo insieme interessati ognuno di scoprire qualcosa che non sapevamo l’uno dell’altro.

E mi parlava dei suoi libri, quelli con le grandi fotografie della Viterbo ormai perduta. L’entusiasmo traspariva evidente dai suoi piccoli occhi, ricamati da quel merletto bianco del suo sorriso.

La malattia traspariva dal suo volto, un po’ sformato dalla terapia, traspariva sempre più, ma non mi ha mai fatto cenno dei suoi dolori, non si poteva perdere tempo in discorsi che abbattevano il cuore, si doveva dedicare il nostro tempo alla storia di Viterbo, ai documenti che avevamo trovato ultimamente, alla stampa locale appena acquistata, magari a buon prezzo e inserita nella nostra copiosa raccolta.

Ma vedevo in Renzo la stanchezza, la fatica di affrontare il giorno per raggiungere la sera, quando cade la luce dietro l’orizzonte e l’animo si fa sempre più solo, quando la malattia pare voler prendere il sopravvento, perché non sei più distratto dalle cose e dalle persone che di giorno ti girano intorno. Quando sei solo con te stesso, indifeso, vulnerabile, avvolto nei pensieri, nei ricordi, ma solo con l’anima tua.

Ma Renzo delicato, generoso, rispettoso, sincero, uomo dolce, ha deciso di partire con quel treno che non fa più ritorno.

Un treno che era da tempo fermo alla stazione di Porta Fiorentina, col vapore a regime, col fumo alto sopra al fumaiolo, sì quello della cartolina del 1910, cartolina che, nella mente dell’amico di mio padre, si è improvvisamente animata, e ha attirato Renzo dentro di essa.

Irresistibilmente, irrimediabilmente, il mio caro antico amico c’è salito sopra e d’un colpo, uno solo e maledetto, è sparito dentro la seconda carrozza, e lì dorme prima di raggiungere in Paradiso, l’altro nostro comune amico, Vinicio, mio padre.

Mauro Galeotti

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