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| Fabrizio Purchiaroni
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- Fabrizio Purchiaroni torna a scuola.
Non in classe, ma dal preside. Non per ricevere una punizione, ma per risolvere il problema del riscaldamento alla scuola dell’Ellera.
Ieri mattina la segnalazione passa dal consiglio comunale. E appena la seduta termina Purchiaroni si mette alla guida della sua Smart e sfreccia nel traffico cittadino (nota per l’assessore Zucchi: rispettando limiti di velocità e il codice).
Scendendo, sulle scale di palazzo dei Priori si era incrociato con il ragioniere capo Stefano Quintarelli. Occasione ghiotta per chiedergli di mettersi una mano al cuore e l’altra al portafogli. Di fondi c’è sempre bisogno.
Arrivati alla scuola, sorpresa. I termosifoni funzionano. Soddisfazione passeggera. Quelli fuori servizio stanno in un’altra ala. Come gli spiega il preside Eugenio Rastrelli, ricevendolo nel suo ufficio.
Mica facile fare l’assessore.
Il cellulare squilla di continuo, tutti ti cercano. Problemi da risolvere, quanti ne vuoi. A pioggia. Come quella che cadeva ieri. Così la chiacchierata con Rastrelli è accompagnata dal sottofondo dei cellulari che suonano quasi ininterrottamente.
Sarà perché è lunedì.
L’assessore s’informa. Parla anche con gli operai che sono sul posto. C’è una perdita. Pure qui…avrà pensato.
Gli dicono come stanno le cose. La perdita è difficile da trovare. Quindi bypasseranno una parte dell’impianto.
L’assessore domanda sui tempi. Difficile dirlo.
Intanto il telefono ancora squilla. E’ l’appuntamento di lavoro. Che sta saltando. Mentre il pranzo è già saltato. Scatta il piano d’emergenza. Un pezzo di pizza. Di quella buona, però.
Poi si riparte. Di nuovo in macchina. Un’aiuola proprio di fianco al parcheggio, dove le erbacce crescono rigogliose, ti fa capire qual è il colmo per un assessore al verde. Averne troppo di verde.
Purchiaroni la vede. E si nota che ne è infastidito.
Da come ne parla, viene quasi il dubbio che nel bagagliaio abbia pure la falce (ma non il martello) e che non scende a dare una sfalciatina solo perché piove.
Intanto il telefono continua a suonare. Se non è una chiamata è un sms. Ormai sono le quindici passate. Da questo momento in poi non sappiamo più com’è proseguita la giornata dell’assessore.
Anche se in parte possiamo immaginarlo. Rispondendo al telefono.