:::::    
Logo TusciaWeb
Archivi | Mailing | Contatti | Primo | Provincia | Civitavecchia | Lazio | Sport | Flash | Forum |Dossier | TusciawebTV | Velina | Nonsololibri
     
   
Viterbo - Il sindacato contesta le scelte dei precedenti governi, con pesanti ricadute su pensionati e lavoratori
Rdb: "La crisi la stiamo pagando da anni"
Viterbo - 24 novembre 2008 - ore 18,30

Riceviamo e pubblichiamo - Assistiamo a una serie di interventi della Cgil e di altre sigle sindacali che tentano di scaricare la responsabilità della crisi economica solo sui dati dell’economia americana.

La crisi economica che oggi scuote gli Stati Uniti avrà ripercussioni devastanti sull’economia mondiale e, come sempre, colpirà in particolare i ceti medio bassi.

Non si può però accusare la crisi americana, per giustificare la crisi presente in Italia già da diversi anni.

Riteniamo che in tutto ciò un ruolo importante sia stato svolto dalle parti sociali che hanno sempre collaborato e sostenuto questo modo di fare politica schierandosi sempre dalla parte dei governi e rinunciando a fare opposizione vera.

Tutti gli accordi proposti negli ultimi dieci anni dai vari governi che si sono succeduti sempre al fianco di confindustria portano la firma di Cgil, Cisl e Uil.

Per citarne alcuni ricordiamo, il welfare, i fondi pensione, il memorandum, la vicenda Alitalia ecc.

Non per fare sterile polemica, ma prima di gettare le responsabilità su una crisi che nasce altrove cerchiamo di ricordare quella che stiamo già pagando da tempo grazie alle scelte sbagliate di qualcuno e se veramente vogliamo esimere i lavoratori, i pensionati e le fasce più deboli dal pagare ancora una volta, allora occorre cambiare tendenza e prendere le dovute distanze dalla controparte.

Durante gli ultimi governi sia di centro destra che di centro sinistra abbiamo assistito:

- alla legalizzazione della precarietà del lavoro camuffata con il termite di flessibilità, che ha cancellato di fatto i diritti fondamentali dei lavoratori, rendendo sempre più ricattabili i giovani.

- alla contrazione dei redditi grazie all’abolizione della scala mobile e all’introduzione dell’inflazione programmata;

- alla privatizzazione che ha distrutto il concetto di stato sociale inteso quale garante della collettività dando spazio alla logica del profitto.

I danni sono sotto gli occhi di tutti:

- impoverimento dei ceti medio bassi con famiglie sempre più indebitate e pensionati che non arrivano a fine mese;

- aumento della disoccupazione e assenza di ammortizzatori sociali per i giovani che non hanno mai lavorato;

- aumenti degli infortuni sul lavoro;

- riduzione dei servizi ai cittadini e costi sempre più alti per quelli che ancora vengono forniti.

Tutto ciò è frutto di una politica che ha permesso tramite la logica del mercato, sovrano assoluto dei nostri tempi, il trasferimento di ricchezza dal mondo del lavoro dipendente al grande capitale.

Le speculazioni finanziarie sono state le vere protagoniste dell’economia: banche, assicurazioni, grandi imprese si sono arricchite a danno delle fasce più indifese.

Il modello Stato-Azienda, di gran moda oggi, ha creato società a capitale pubblico in cui si mischiano politica e clientelismo.

Nel nostro territorio stiamo assistendo al fallimento di alcune società municipalizzate con la conseguente messa in mobilità del personale.

Ma la gestione delle acque, lo smaltimento dei rifiuti, il trasporto pubblico non erano meno costosi e forse meglio erogati quando ci pensava il Comune?

Quantomeno si risparmiavano i compensi elargiti agli amministratori, “incomprensibilmente” numerosi quasi quanto gli stessi dipendenti delle società.

Per non parlare dei casi nazionali come Trenitalia, Telecom, Alitalia, ecc.

I servizi sono ormai in mano al privato e non ci sembra che le cose siano migliorate.

Ricordate il caso della Casa di Cura S. Rita di Milano, dove i pazienti venivano operati solo perché la clinica veniva lautamente retribuita per ogni intervento effettuato?

E’ di ieri la notizia dello studente torinese morto a causa del crollo di un soffitto.

Quante scuole in Italia non hanno i fondi per fare manutenzione?

Anche nella nostra piccola realtà se ne contano molte che non hanno la possibilità di effettuare interventi di prevenzione ma è di agosto scorso l’ultima legge con la quale si ricorre ancora a tagli indiscriminati alla scuola.

Non c’è bisogno dei sub-prime americani per gridare la crisi in Italia.

Forse non ce ne siamo accorti ma le crisi di carattere finanziario, si susseguono nel mondo da circa 10 anni; il carattere di eccezionalità di quella americana è che colpisce il cuore del sistema capitalista e allo stesso tempo il suo modello.

Ci hanno detto, sia da destra che da sinistra, che sarebbe servito meno Stato e più mercato Oggi però lo Stato serve a salvare le Banche e i fondi pensione privati.

Il nostro Presidente del Consiglio va ben oltre ed estende gli aiuti finanziari anche alle grandi imprese ma questa però non è una novità.

D’altra parte nelle scorse settimane ha già “salvato” un gruppo di industriali e finanzieri “bisognosi” raggruppatosi nella CAI ai quali è stata regalata l’Alitalia e il suo enorme capitale pubblico!

Per concludere, sarebbe bene ricordare chi ha sottoscritto accordi al ribasso e sostenuto tra i lavoratori la necessità degli stessi.

Cambiare rotta è possibile, auspicabile anche ripensare le proprie posizioni.

Solo con chiarezza e determinazione, ricordiamo alle più grandi organizzazioni sindacali, si può legittimamente chiamare la gente in piazza.

Paola Celletti
Rdb Viterbo

Copyright 2008 TusciaWeb - Chi siamo - pi: 01829050564