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Viterbo - Sodalizio - Il capofacchino Sandro Rossi torna a smentire: "O qualcuno fa i nomi dei sei o per noi a Milano non è successo nulla"
"Faremo il nome di chi sta dietro questa vicenda"
Viterbo - 24 novembre 2008 - ore 1,35

Il capofacchino Sandro Rossi
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Rossi con Roberto Capoccioni
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Capoccioni, Rossi e Mecaraini
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- “Se nessuno fa i nomi dei facchini che sarebbero stati coinvolti, per noi la vicenda non esiste. E' chiusa. Ma sappiamo chi sta manovrando e lo diremo”. Dopo l'assemblea fiume di sabato, il capofacchino Sandro Rossi non lesina dichiarazioni e racconta tutta la storia per come l'ha vissuta lui.

“Il 22 ottobre - racconta – la signora Nazzarena Capotosti e il marito hanno chiesto un incontro privato con me, il vicepresidente Mecarini e Luigi Aspromonte e un altro consigliere. Durante l'incontro ci ha detto che suo figlio, un minifacchino, durante la trasferta di Milano aveva visto una prostituta che era entrata in una stanza con sei facchini.

Ci ha anche detto che se prendevamo provvedimenti disciplinari per due facchini (Danilo Oriolesi e Roberto Ubertini), allora dovevamo prendere provvedimenti anche per i sei, che secondo la signora erano coinvolti nella vicenda. Altrimenti avrebbe fatto sapere tutto ai giornali.

Poi ci sono state un paio di cene organizzate dai facchini colpiti da provvedimenti disciplinari a cui “per caso” sarebbe stata presente anche la signora e avrebbe raccontato la storia di Milano. Tanto che il primo articolo uscito su un giornale locale era stato scritto senza ascoltarla direttamente. Ma il giorno dopo la signora avrebbe confermato tutto, addirittura firmando un documento”.

La cosa però non è semplice.

Il racconto della signora – continua il capofacchino - ha diverse versioni. Nella prima il marito della signora, il facchino Claudio Gregori, e il figlio minifacchino del Pilastro avrebbero visto o sentito una prostituta entrare in una stanza con i sei facchini.

Addirittura avrebbero riconosciuto il ticchettio dei tacchi di una donna. In un'altra versione il minifacchino avrebbe sentito durante il ritorno da Milano sull'autobus il racconto fatto dai facchini.

Noi abbiamo subito chiesto a Pino Loddo, che coordina i minifacchini del Pilastro, di verificare la storia. Ma Loddo ha appurato che nessuno degli altri minifacchini, 12 in tutto, aveva sentito nulla. Nessuno ha confermato la storia.

Va anche detto che nessuno dei quaranta facchini che erano a Milano ha confermato la storia. E va sottolineato che eravamo alloggiati in un ostello con camerate da sei.

Come poteva accadere una cosa del genere senza che nessuno se ne accorgesse? E poi nella stessa stanza di Gregori c'era un altro rappresentante del Sodalizio che non ha confermato la storia. Allora ci è stato detto che il racconto è stato fatto sull'autobus”.

Fin qui la prima parte della vicenda. Si passa quindi alla riunione di sabato del Sodalizio tenutasi alla chiesa della pace.

“Noi abbiamo invitato la signora Capotosti a venire a dire tutto al Sodalizio, ma non è voluta venire – continua Rossi -. Il marito sabato è intervenuto e ha confermato l'incontro che c'è stato il 22 ottobre. Io gli ho chiesto di fare i nomi dei sei che secondo lui sarebbero coinvolti nella vicenda di Milano se li conosceva.

Ha fatto solo il nome di due facchini che avrebbero raccontato di essere stati con una prostituta sull'autobus di ritorno da Milano. Ma i due facchini hanno smentito tutto categoricamente.

Anzi uno dei due credo che adirà alle vie legali. Insomma nessuno degli altri quaranta facchini conferma la versione di Gregori.

Io a questo punto mi pongo alcune domande. Perché questa storia è stata tirata fuori dopo un mese dal viaggio di Milano? A chi giova? Perché la signora non è venuta alla riunione del sodalizio?

A me sembra che si tratti di una mossa finalizzata esclusivamente a svalutare questo consiglio direttivo. Senza considerare il danno che si fa a 200 famiglie.

E poi perché chi manifestava sabato davanti alla chiesa della Pace non si è mosso quando sono stati presi altri provvedimenti disciplinari rispetto ad altre persone?

A me sembra che si tratti di una strumentalizzazione. Chi è stato colpito da provvedimenti disciplinari poteva e può fare i ricorsi del caso. Non si capisce perché imbastire tutta questa scena. Noi sappiamo chi c'è dietro a questa vicenda. Chi sta manovrando. Faremo una conferenza stampa col sindaco e riveleremo il nome”.

Ultima questione: i fatti si sono verificati o no?
Noi giovedì abbiamo la consueta riunione del consiglio direttivo. Se per quel giorno nessuno fa i nomi dei sei facchini, per noi la vicenda è chiusa. Per noi quei fatti non esistono. Sono solo chiacchiere della signora Capotosti e del marito. E ovviamente ci tuteleremo dal punto di vista legale come Sodalizio”.

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