Riceviamo e pubblichiamo - Che la raccolta differenziata dei rifiuti sia un tema di assoluta attualità è fuori di dubbio.
Questo non solo per la questione Campania, ormai titolo d’apertura per molti Tg nazionali, ma perché essa rappresenta l’unica reale alternativa ad una deriva globale di immondizia da stoccare (o sotterrare) in montagne maleodoranti. Questo prima di finire (nel migliore dei casi) a bruciare nei tanti inceneritori che inquinano l’aria, l’acqua e il paesaggio di tante città del Belpaese.
Ma la questione è anche più complessa, perché mettere il cittadino nelle condizioni di fare una corretta differenziazione dei rifiuti è indispensabile, ma non sufficiente, perché, in mancanza di una filiera che permetta il riciclo dei materiali differenziati, si corre il rischio che tutto quanto raccolto finisca ugualmente nell’inceneritore, con le conseguenze ambientali ed economiche che ne conseguono.
Ambientali perché, a differenza di quanto a volte ci propinano anche i soloni della scienza, esistono ormai ben 435 studi scientifici che dimostrano gli effetti sulla salute dell’incenerizzazione dei rifiuti, ed economici, in quanto il riutilizzo dei materiali raccolti permetterebbe di alleviare significativamente i costi che i cittadini sostengono per il servizio.
Il tema è socialmente e politicamente centrale, insomma.
Se ne è parlato lo scorso 22 maggio, presso il Rettorato dell’Università della Tuscia, in una Aula Magna semi-deserta (e con le istituzioni locali praticamente latitanti), in un incontro organizzato tra Provincia di Viterbo e Conai (il Consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi), nell’occasione della ufficializzazione di un Protocollo d’intesa tra le parti.
Questo protocollo dettaglia i rispettivi impegni, laddove la Provincia di Viterbo (che già dal 2002 avrebbe avuto l’obbligo di attivarsi in tal senso) afferma che provvederà a “promuovere la raccolta differenziata” sulla base di un attualmente inesistente “Piano Provinciale” ancora in fase di approvazione. In approvazione dal 2002.
Insomma, la Provincia “favorirà la raccolta differenziata”, “coopererà” ed “informerà” pur senza avere ancora un Piano Provinciale relativo alla gestione differenziata dei rifiuti.
Ma non basta: l’accordo (è espressamente citato nel testo) ha valenza annuale “con rinnovo solo per espressa volontà delle parti”. Sarebbe come dire che quando arriverà il piano provinciale al quale fa riferimento, sarà probabilmente scaduto. E figuriamoci.
Ci chiediamo: perché sottoscrivere certi accordi senza che in realtà esista da parte degli organi preposti la benché minima linea d’indirizzo? Sempre fumo negli occhi per il cittadino poco informato?
D’altra parte non è che il problema nel capoluogo sia trascurabile: i dati ufficiali recenti del Cev, municipalizzata locale che si occupa dei rifiuti cittadini, parlano di una percentuale di raccolta differenziata del 6%. Una percentuale insufficiente per non dire risibile. Una percentuale anacronistica (in Italia alcuni comuni nazionali raggiungono quote dell’80% e altri cominciano a parlare di rifiuti zero) a testimonianza di una assoluta carenza nella cultura, nella teoria e nella sostanza della gestione ambientale.
Non solo. Sul sito della Provincia di Viterbo non c’è alcun riferimento al problema.
Andando poi a vedere una interessante indagine sullo Stato dell’Ambiente 2006 si evince che la città di Viterbo nel 2005 aveva fatto segnare un mirabolante 4,2% di raccolta differenziata (che a due anni di distanza è diventato 6%) e solo grazie a pochi comuni virtuosi (?) come Proceno (17%), Acquapendente (15%), Barbarano Romano (quasi il 13%) e Bassano in Teverina (l’11%) la percentuale media complessiva della Provincia raggiunge un fragoroso 10%.
In conclusione, a oltre 11 anni dal decreto Ronchi, a ben 6 dalla Ordinanza che obbliga le Province italiane ad una specifica funzione di sensibilizzazione e fattivo impegno per l’attivazione di “organizzazione, cooperazione e coordinamento” sul tema della raccolta differenziata scopriamo che i nostri amministratori non hanno ancora nemmeno adempiuto ad approvare un Piano Provinciale che dia sostanza ad un istanza sociale così forte.
Caro Dottor Piazzai, ci dia qualche risposta. E che non sia il solito scaricabarile politichese. Grazie!
I Grilli Viterbesi