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Il presidente Fraticelli
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- Il tribunale sospende il consiglio d’amministrazione della Talete. Accolto il ricorso presentato dalla Provincia.
Di fatto la società che gestisce le risorse idriche in diversi comuni della provincia fa un salto indietro nel tempo al 29 novembre scorso, quando l’attuale cda è stato nominato in una burrascosa assemblea dei sindaci.
“Chiedemmo dice in conferenza stampa Alessandro Mazzoli di rinviare per arrivare a una decisione unitaria”. Invece i soli primi cittadini di centro destra elessero il consiglio d’amministrazione. “Non consentendo, tra l’altro ricorda Mazzoli di far valere tutte le quote ancora in carico alla Provincia, ovvero il 14% del capitale, ma solo per il 10%”.
Da qui il ricorso da parte dell’amministrazione provinciale che si è vista dare ragione dai giudici che hanno sospeso l’efficacia delle deliberazioni. Non solo su quest’argomento.
“Sono stati segnalati 51 punti d’illegittimità continua oltre alla quota in capo alla Provincia, è stato stabilito che il presidente del collegio sindacale non poteva presiedere l’assemblea ordinaria e straordinaria, invece l’ha fatto. Il nostro ricorso è stato fatto per salvaguardare le prerogative dell’ente, cui è stata sottratta una parte di capitale sociale”.
Adesso, tutto congelato. Il cda è sospeso, come se non ci fosse mai stato. E se decade, rientra in vigore quello precedente. Ma ne serve uno nuovo.
“Questa vicenda precisa Mazzoli chiarisce un passaggio che ha generato problemi e incomprensioni. Adesso bisogna recuperare il tempo perso”. La politica si deve assumere responsabilità che finora non ha avuto molta voglia di prendere.
“Occorre definire un nuovo cda unitario indica Mazzoli sostenuto da tutti, su una strada che ultimamente mi sembra sia stata ritrovata. Occorre dare un segnale unitario, superare difficoltà e resistenze”. Lodevole intento. Chi se ne farà carico?
La conferenza stampa, però, ha lasciato inevasa una domanda. Il cda sospeso può fare ricorso?
Trattandosi di una sospensiva e non di una sentenza di merito (che arriverà), il consiglio d’amministrazione dovrebbe avere quindici giorni di tempo per presentare reclamo. Lasso di tempo che scatta dal momento in cui viene data comunicazione della sentenza. Che ancora non è stata notificata.
In società sono previsti incontri per fare il punto della situazione.
Ma la sospensione del cda non sospende quelli che sono i veri problemi della Talete.
Entro il 24 giugno l’assemblea dei soci (i sindaci) deve prendere misure finanziarie importanti. E’ la data ultima entro cui va approvato il bilancio societario.
Lo sforzo da compiere è enorme. Altrimenti dal primo luglio Talete non avrà più risorse e a quel punto, il fallimento dell’acqua pubblica a Viterbo non sarà più soltanto uno spettro.
La politica ha in mano le sorti della società. Da novembre a oggi, solo negli ultimi giorni c’è stato qualche timido segnale di dialogo.
Immaginare che in nemmeno un mese, non solo i sindaci si accordino unitariamente per votare un nuovo consiglio d’amministrazione, ma che sistemino anche la parte finanziaria (con relativi esborsi), visto lo spettacolo fin qui mostrato, sa tanto di miracolo. Che può sempre succedere.
Finora l’argomento Talete ai viterbesi è sembrato distante. Ma se il giocattolo si dovesse rompere e restare solo i cocci, qualcuno potrebbe chiedersi se davvero chi doveva decidere lo ha fatto nel loro interesse o solo per rispondere a logiche d’appartenenza politica.
Perché a Viterbo la politica un miracolo lo ha già fatto. E’ riuscita a dividere l’acqua.