Riceviamo e pubblichiamo - Ieri sera durante i lavori del Consiglio della Comunità montana dei Cimini, la maggioranza che sostiene la Giunta guidata dal presidente Angelo Cappelli ha riproposto il suo volto di coalizione fine a se stessa, viva soltanto per mantenere in vita un sistema di potere privo tra l’altro di ogni prospettiva presente e futura.
Dopo molti mesi di gestazione, attesi inutilmente e invano, è sfumata nuovamente la nomina delle cariche istituzionali di presidente e vicepresidente del Consiglio, nonostante la rappresentanza dei consiglieri che fanno riferimento ai Comuni amministrati dal centrodestra abbia ripetutamente lanciato chiari messaggi miranti a costituire un organo improntato all’imparzialità ed all’equilibrio della rappresentanza del territorio.
Si è invece consumata l’ennesima spartizione politica tra le varie componenti che sostengono la Giunta in barba agli indirizzi che la legge finanziaria del 2008 ha già determinato per ridurre entro il 30 giugno il numero dei consiglieri e degli assessori ed in barba ad ogni logica di buon senso.
Si è voluto ricomporre il puzzle della Giunta per inserire il neo consigliere di minoranza in rappresentanza del Comune di Ronciglione soltanto per tacitare le contese sorte nella sinistra dopo il terremoto elettorale dell’ultima tornata amministrativa. Ben sapendo che si tratta di un effimero riconoscimento a tempo determinato che non serve a rappresentare il territorio ma semplicemente ad appesantire una gestione politica già stressata da evidenti limiti di coesione.
Appare assurdo che proprio nel momento in cui la Regione Lazio sta predisponendo il ddl che ridisegna le Comunità Montane, quella dei Cimini si sia preoccupata di riempire la casella vuota di un assessorato che difficilmente potrà essere riconfermato nel mese di giugno.
Tra l’altro questa decisione rappresenta un segnale pessimo di come si continuano a gestire gli enti locali ed espone al pubblico scherno una classe politica come gruppi di persone che godono di privilegi per effetto del loro impegno politico. Anche quando si percepiscono indennità da assessore modeste come è il caso della Comunità Montana dei Cimini.
L’assurdità però è che una piccola Comunità che non svolge un’attività particolarmente impegnativa sotto il profilo della tutela e della promozione del territorio debba prevedere, oltre al Presidente, una composizione di dieci assessori, roba cioè inammissibile in un quadro di contenimento e di moralizzazione della spesa pubblica.
E questo avviene all’interno di una Comunità Montana che appare sempre più lontana dai problemi del territorio e dalle preoccupazione delle rispettive popolazioni specialmente per le gravi calamità che incombono sulle nostre coltivazioni. E’ il caso dei castagneti colpiti a morte da una infestazione micidiale come il Cinipide del castagno che si assomma a quella già pesante del “balanino”.
Non una parola spesa per richiedere interventi economici per compensare la perdita di produzione dovuta alle calamità ed alle malattie che stanno interessando le culture più diffuse del nostro territorio montano.
Non una parola sull’uso indiscriminato di prodotti fitosanitari e di diserbanti che avvelenano il sottobosco e l’ambiente circostante.
Soltanto una più accentuata modalità di gestione della Comunità Montana volta a promuovere iniziative propagandistiche sfruttando temi inconcludenti e finanziando manifestazioni di palese sostegno elettoralistico.
I capigruppo
Mauro Giovannini (F.I), Marina Martelli (AN), Lorenzo Antonozzi (Nuovo Psi)