- Al Paese servono certezze. La politica deve fare presto e bene, sfidando i detti popolari. Mentre stiamo attraversando una fase economica difficile che tocca anche i portafogli dei viterbesi, la priorità non sono le elezioni.
“Serve un Governo dice Gian Battista Martinelli della Cgil che alzi il reddito dei più poveri, pensi allo sviluppo. L’interruzione drammatica dell’esecutivo ha lasciato aperti troppi problemi. Prima del voto occorre uscire dall’emergenza. Poi si può tornare alle urne. Ma non con questa legge elettorale”.
Sulla stessa linea anche Rosita Pelecca segretario Cisl. “In questo Paese si parla tanto e si fa poco osserva per un nuovo esecutivo quanto dovremmo aspettare? Mesi? Andare al voto significherebbe ad esempio che l’intervento sui salari non è il primo pensiero dei politici. Equivale a rinviare di mesi. Non ce lo possiamo permettere. Serve una fase transitoria.
Un Governo a scadenza per affrontare l’emergenza. Sarebbe un segnale di responsabilità verso il nostro Paese e soprattutto le fasce più deboli”.
Il presidente della Repubblica Napolitano ha dato l’incarico a Marini e il segretario della Uil Giancarlo Turchetti si augura che possa ottenere consensi tra i partiti.
“Avere un Governo che faccia le riforme che tutti volevano prima della crisi ricorda - è quello che serve. A cominciare da quella elettorale. Perché il Paese sta attraversando una fase difficile, con i salari che perdono potere d’acquisto. Mi auguro che Marini riesca a portare la verifica alle Camere”.
L’Italia ha bisogno di certezze. L’Ascom non ha fatto in tempo a dirlo la scorsa settimana, che subito dopo Prodi è caduto.
“L’analisi dei consumi parla chiaro osserva il direttore Mauro Barlozzini sono in calo, serve stabilità. Che si può raggiungere andando subito al voto o mettendo mano alle riforme.
Quello che conta è arrivare a un quadro politico stabile”.
In Italia si spende meno e Viterbo non fa eccezione.
“Registriamo una generale preoccupazione da parte degli addetti ai lavori ricorda ma non vogliamo drammatizzare, altrimenti si peggiora soltanto la situazione. Prima passa questo momento e meglio è”.
Da Bologna, il direttore Industriali di Viterbo Antonio Delli Iaconi, non ha dubbi: non c’è tempo da perdere.
“Più la crisi si protrae e peggio è sostiene sarebbe più utile cambiare la legge elettorale. Non serve un anno. Ci possono volere anche tre settimane”.
E tanto ottimismo. “I cittadini vanno messi in condizione di poter scegliere continua ripristinando le preferenze. Il premio di maggioranza al Senato si deve basare su scala nazionale. Altrimenti si rischia di dare vita a un altro governo debole”.
E a Prodi una tirata d’orecchie: “In due anni qualcosa su questo fronte si poteva fare”. Adesso serve un’iniezione di fiducia. “Va ripristinata la certezza sostiene Vincenzo Peparello della Confesercenti non credo ci siano alternative al voto.
La crisi economica rischia di degenerare. Ecco perché auspico il ritorno alle urne”:
Anche se: “Qualora dovesse esserci un accordo per cambiare la legge continua va bene. Ma in tempi rapidi.
Quella vigente non consente di governare e c’è il rischio di un Prodi bis, chiunque vinca”.
Invece occorre un esecutivo che non abbia il fiato corto, capace di arrivare a fine legislatura.
“Non basta una coalizione vincente con il 51% - dice Stefano Signori della Confartigianato ma con un margine più ampio”.
Le piccole imprese hanno a cuore la crescita economica. “L’artigiano è quello che tutte le mattine si alza alle sei precisa Signori fa sacrifici, ma deve essere ripagato. In questo momento non so se ci siano i presupposti per trovare larghe intese”. Un appello a evitare una crisi al buio, arriva dalla Cna.
“Il confronto politico deve privilegiare l’interesse del Paese, - spiegano il presidente Enio Gentili e il segretario Adalberto Meschini - con la ricerca di soluzioni autorevoli che dalla legge elettorale diano stabilità all’Italia”.
Sposando il richiamo già fatto dalla direzione nazionale dell’associazione, alle massime cariche dello Stato, Parlamento, personalità della scena politica e democratica.
“Per evitare l’apertura di una crisi al buio sostengono - che avrebbe conseguenze dannose sull’economia nazionale, sul compimento di grandi opere pubbliche, sulle scelte indispensabili per la tenuta competitiva della nostra economia”.
Lo scenario d’instabilità preoccupa il mondo dell’artigianato e della piccola e media impresa. “Rischia di delinearsi una situazione difficile concludono Meschini e Gentili per questo serve una riforma per riscrivere le regole del gioco e garantire la governabilità”.