Riceviamo e pubblichiamo - Si sta tenendo in questi giorni a Washington il vertice Nato, a cui partecipa in rappresentanza dell’Italia il senatore Giulio Marini, in veste di membro della delegazione Nato e della commissione Difesa.
Sul tavolo di discussione lo stato e gli sviluppi dei rapporti transatlantici, all’interno dei quali si riconfermano come temi caldi, la questione del Kosovo, le relazioni Usa Russia, anche alla luce del piano di difesa antimissile Usa, ma anche il conflitto israelo-palestinese sembra essere in cima all’agenda, così come le preoccupazioni per il programma nucleare militare di Theran, e la necessità di mantenere alto lo sforzo internazionale in Afghanistan.
La cooperazione tra Stati Uniti ed Europa sperimenterà un importante banco di prova sulla questione del Kosovo, per il quale sembra che i due paesi siano riusciti a definire una strategia comune verso l’indipendenza della provincia serba.
A tal fine, mentre la Russia auspicherebbe un prolungamento delle trattative, Usa ed Europa sarebbero concordi nel sostenere l’avvio di una nuova fase, che dovrebbe portare al trasferimento dall’Onu all’Ue della responsabilità per la supervisione del Kosovo, cioè del rispetto degli standard di democrazia, stato di diritto e protezione delle minoranza da parte delle autorità del Kosovo.
L’Ue sarebbe pronta ad avviare nella provincia una missione di polizia e assistenza civile e giudiziaria, oltre a contribuire in maniera decisiva a creare l’Ufficio civile internazionale con compiti di supervisione.
La sicurezza sarà garantita dalle 16-17 mila truppe della Nato. L’amministrazione della provincia sarà affidata all’ONU, ferma restando la sovranità formale della Serbia, che manterrà un ruolo di direzione generale in stretto coordinamento con l’Ue.
Ciò eviterà che la Russia, contraria alla secessione del Kosovo, non si opponga all’invio della missione Ue. E’ questo il passaggio più delicato e rischioso del processo di transizione.
Dopo le elezioni presidenziali in Serbia, dovrebbe scattare un meccanismo coordinato di riconoscimento formale della sovranità del Kosovo, prima da parte dei membri Ue, poi da parte degli Usa e di altri stati extraeuropei, con la possibilità per i paesi contrari alla secessione del Kosovo di non riconoscere il nuovo stato, essendo il riconoscimento di stati sovrani una prerogativa nazionale, senza minare l’unità dell’Ue e continuando a sostenere gli sforzi di stabilizzazione dalla stessa intrapresi.
L’Ue e gli Usa sperano che la Serbia, di fronte alla realtà dei fatti, si convinca che un legame più stretto con l’Unione Europea sia preferibile ad un atteggiamento di chiusura al dialogo e alla cooperazione.
A tal fine il Consiglio europeo ha disposto che l’adesione all’Ue sia aperta a tutti gli stati balcanici e ha invitato la Serbia ad attivarsi per concludere un accordo di stabilizzazione ed associazione con l’Unione, che sarebbe poi il primo passo verso la membership. Il Kosovo rappresenta senza dubbio la prova più impegnativa per la coesione e l’efficacia della politica estera comune dell’Unione Europea e della capacità della stessa di coordinarsi con gli Usa.
Forza Italia