Riceviamo e pubblichiamo - Ho ricevuto una lettera raccomandata, attraverso la quale vengo avvisato di essere stato deferito alla giustizia sportiva per un'intervista rilasciata, nel settembre scorso, con la quale commentavo, in maniera forte, due decisioni arbitrali da me non condivise.
Con questa mia lettera non voglio scaricare responsabilità, ma solo ed esclusivamente spiegare che mai è stata mia volontà quella di ledere l'onorabilità della categoria arbitrale.
Il mio intervento, in effetti un po' duro (ma sicuramente non più duro di moltissimi altri che leggo tutti i giorni sui giornali), voleva solo essere lo sfogo di un tifoso, seppure presidente, deluso da quelle due decisioni arbitrali che hanno lasciato tanto amaro in bocca.
Sin d'ora la mia disponibilità a ribadire, anche pubblicamente se richiesto, tutta la mia stima e fiducia verso la categoria arbitrale, nella speranza che questo possa servire a chiarire in maniera definitiva la mia buona fede e la mia non volontà di ledere.
Detto questo, però, chiedo se lo stesso trattamento di deferimento alla procura federale è stato riservato anche a tutti gli altri presidenti, dirigenti, allenatori, giocatori, che quotidianamente rilasciano dichiarazione ben più gravi e lesive di quelle rilasciate dal sottoscritto.
Io non credo che aver contestato due decisioni arbitrali, pur a mezzo stampa, sia più grave delle accuse che sistematicamente leggo sui giornali, rilasciate all'indirizzo non solo degli arbitri ma anche dei dirigenti federali e della federazione stessa.
Il mio ruolo è sempre stato quello di chi si è, in ogni occasione, frapposto tra gli errori arbitrali e le reazioni troppo calde del pubblico, tengo in modo particolare a ricordare, a chi oggi mi deferisce alla giustizia sportiva, che in occasione di quell'episodio di "presunto errore arbitrale" che avevo commentato in maniera forse un po' troppo colorita, fui proprio io a farmi scudo contro la violenta reazione del pubblico, contro il tentativo di forzare i cancelli, fui io a difendere in prima persona l'incolumità dell'arbitro mettendo a rischio la mia stessa persona.
È solo per questo che ritengo che il deferimento della mia persona alla giustizia sportiva mi sembra una decisione un po' troppo severa.
Non è mia intenzione, comunque, sottrarmi in alcun modo ad approfondire fino in fondo la mia posizione, nella consapevolezza di poter dimostrare la completa mia estraneità dalla volontà, anche minima, di offendere o diffamare.
Francesco Bigiotti
Presidente ASD Bagnoregio