Ieri mattina poco prima delle 11 si è verificata un’esplosione in un deposito di fuochi d’artificio a Castiglione in Teverina, sono quattro i lavoratori rimasti uccisi, due sono stati recuperati dai vigili del fuoco.
Quattro righe sull’Ansa, per quattro morti sul lavoro nella nostra provincia, il bollettino di questa guerra silenziosa si allunga.
Un grande boato, corpi carbonizzati sbalzati in aria, poi il silenzio, la disperazione dei familiari, la rabbia di chi può solo assistere alle ennesime “morti bianche”.
La guerra, la strage, l’emergenza dei morti sul lavoro colpisce anche i nostri territori, apre una ferita, un lutto collettivo che colpisce una comunità intera.
L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, così è scritto nel primo articolo della Costituzione Italiana, Costituzione che da più parti molti vorrebbero cambiare, stravolgere, riscrivere e rendere più “moderna”.
Veniamo al fondamento di questa Repubblica che in Italia si chiama: lavoro a progetto, collaboratore coordinato continuativo (il famoso co.co.co.), lavoro occasionale, lavoro occasionale accessorio, tempo parziale, apprendistato, contratto di formazione lavoro, somministrazione lavoro, LSU, tirocinanti, stagisti, ed altri schiavi moderni, da qui incomincia il fondamento della nostra Repubblica, o meglio da qui inizia il “mercato della carne”.
I cittadini italiani, i lavoratori, sono considerati alla stregua di “bestiame”, quando la dignità del lavoro e del lavoratore è persa, non ha senso alcuno investire ed incentivare la sicurezza sul lavoro, se l’insicurezza diventa essa stessa insita nel concetto di lavoro è chiaro ed evidente che nessun aspetto “accessorio” del lavoro, quale l’eliminare incidenti e morti può essere preso in seria considerazione.
Secondo Eurispes gli infortuni sul lavoro hanno provocato in Italia più morti della seconda guerra del Golfo, dal 2003 al 2006, nel nostro Paese i morti sul lavoro sono stati 5.252, un incidente ogni 15 lavoratori, un morto ogni 8.100 addetti, un costo per la comunità che si aggira intorno ai 50 miliardi di euro. Queste sono le cifre, i dati del fenomeno criminoso, dati che restano, quello che passa sono le lacrime e la disperazione dei familiari dei morti ammazzati sul lavoro, una rabbia che farà da eco sulle pagine dei giornali per sbiadire poi in statistiche.
L’atteggiamento dei sindacati appare “tiepido”, quando non aderente alle logiche del mercato del lavoro e della difesa dei “padroni”, più che nell’estensione dei diritti dei lavoratori.
Il caso del distretto industriale di Civita Castellana a tal senso è emblematico: perché negare il lavoro usurante ai lavoratori del comparto ceramico di Civita Castellana?, Perché negare un diritto, quando è accertato ed appurato il rischio elevato di silicosi, derivato dall’esposizione prolungata al biossido di silicio in forma cristallina.
L’emergenza criminale continua, intanto qualcuno sta cadendo da una impalcatura, o sta morendo compiendo il proprio dovere di cittadino, nella speranza di un futuro dignitoso.
Partito della Rifondazione Comunista Federazione di Viterbo