Riceviamo e pubblichiamo
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Davide Paternollo
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- E’ dal 12 di gennaio, giorno successivo all’omicidio di mio fratello, Davide Paternollo, che assisto al comportamento di alcuni giornalisti viterbesi che definire vergognoso sarebbe troppo semplice.
Comprendo che a Viterbo succedono, fortunatamente, poche cose, ma non comprendo e non voglio comprendere le persone che per vendere più copie, scrivono a caratteri cubitali notizie del tutto false e che infangano la memoria di chi non è più tra noi.
In tutto questo tempo ho sempre sostenuto che non mi interessa ciò che viene scritto dai giornali; chi ha conosciuto mio fratello sa che persona era; sicuramente qualcuno lo trovava antipatico e a qualcuno non piaceva, ma questi si possono contare sulle dita di una mano, mentre per elencare chi lo apprezzava e chi gli deve riconoscenza ci vogliono molte dita e molte mani.
A mio parere l'edizione di un quotidiano locale del 26 febbraio ha aggiunto quella goccia che fa traboccare anche il vaso più resistente.
Vorrei sapere dal giornalista, autore dell’articolo a pagina 15 intitolato “Omicidio Paternollo: vittima e assassino si incontravano nella stessa bisca al Murialdo”, dove prende queste notizie, che oltre ad essere completamente false sono moralmente “sporche” per chi scrive, per chi legge, per mio fratello che non c’è più a causa di una mano assassina, per la famiglia di mio fratello che è composta dal padre Bruno, dalla moglie Loretta, dai figli Bruno, Alessandro e Luca, dalle nuore Mariangela e Debora, dalla nipotina Gaia, dal fratello Daniele, dai nipoti Sandro, Alessio, Vittoria, Veronica, Alessandra, Fabio e da me, sua sorella.
Faccio questa domanda pur sapendo che risponderà di essere un giornalista e di essere protetto (forse non è il termine esatto?) dal segreto professionale e di conseguenza non può dire da chi ha ricevuto queste informazioni anzi, queste “voci non confermate” come lui stesso definisce quello che scrive e mi chiedo perché scrive, con l’approvazione del suo direttore, a caratteri cubitali un titolo che poi viene parzialmente smentito nell’articolo successivo, forse per aumentare le vendite? Forse questa è la prassi comune di un certo giornalismo?
Non sono d’accordo né con il giornalista, né con il direttore del giornale in questione, il quale con la pubblicazione di notizie false e tendenziose approva un certo modo di fare ed è proprio per questo che ho provveduto ad inoltrare denuncia-querela presso le autorità competenti nei confronti dei sopra citati signori e così farò da oggi nei confronti di qualsiasi altro giornalista che scriva notizie assolutamente false che riguardano mio fratello e la sua memoria.
A titolo di cronaca visto che è proprio di cronaca che stiamo parlando, cari signori sappiate che mio fratello non giocava nemmeno a tombola e non frequentava bische clandestine e/o luoghi di perdizione di nessun genere, come voi avete volutamente fatto intendere nei vostri articoli.
Davide aveva solo un grande vizio: noi, la sua famiglia; non viveva che per noi, per tutti noi.
Con questa mia lettera non voglio limitare l’informazione, vorrei solo che fosse un’informazione pulita, senza illazioni, spesso prive di fondamento alcuno, e proprio per questo ancora più dolorose per chi, come a noi è stato lacerato il cuore da un dolore che è così forte, così intenso che nemmeno il tempo riuscirà mai a lenire.
Grazie dell’attenzione
Carla Paternollo