Riceviamo e pubblichiamo - La decisione dell'amministrazione comunale di Viterbo di impedire a chi è nel bisogno di chiedere un minimo aiuto ai passanti, decisione analoga a quelle già prese da altre amministrazioni locali in varie parti d'Italia, mi colpisce per la sua crudeltà.
Invece di prendere iniziative per aiutare chi è nella povertà e nel disagio, si impedisce loro finanche di chiedere l'aiuto del prossimo.
C'è un modo di dire, "chiedere la carità", che con la forza del linguaggio evoca ciò di cui stiamo parlando: la carità, che è una delle forme dell'amore, ovvero dell'umana convivenza.
Proibire la carità è una barbarie.
Sono un cittadino di Viterbo, chiedo che quel disumano provvedimento sia revocato.
Peppe Sini
Responsabile del Centro di ricerca per la pace
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