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Viterbo - La Quercia - Polizia - Massimo Marconi accusato anche di un'altra rapina a San Martino - Fotocronaca
"Datemi centomila euro o lo ammazzo"
30 agosto 2008 - ore 13,20

Il rapinatore punta alla gola di un uomo il cacciavite - la drammatica scena della rapina - Copyright Tusciaweb
Massimo Marconi arrestato per rapina - Copyright Tusciaweb
Il cacciavite usato per la rapina - Copyright Tusciaweb
La calzamaglia e gli altri indumenti sequestrati - Copyright Tusciaweb
I soldi della rapina di San Martino - Copyright Tusciaweb
La conferenza stampadella polizia - Copyright Tusciaweb
La filiale dove è avvenuta la rapina - Copyright Tusciaweb
- “Datemi centomila euro o lo ammazzo!”. Così ha gridato il rapinatore della filiale della Banca di Viterbo alla Quercia, dopo aver puntato un cacciavite alla gola di un uomo.

Almeno secondo la ricostruzione fatta dagli uomini della polizia, anche in base ai filmati delle telecamere interne alla banca.

L'uomo arrestato per la rapina, Massimo Marconi di 43 anni di professione imbianchino, è anche accusato per un altro fatto accaduto nell'agosto del 2005.

Anche in quel caso, come ha spiegato il capo della Mobile Fabio Zampaglione, durante una conferenza stampa tenuta con il questore Raffaele Micillo e il capo della Volante Alba Milioni, si trattò di una rapina, questa volta nella filiale della Carivit di San Martino.

“In quel caso erano stati rapinati oltre 60 mila euro - ha detto Zampaglione -. L'uomo era entrato nella filiale con un grosso bastone e aveva minacciato di fracassarlo sulla testa di una cassiera se non gli consegnavano i soldi. Ieri quando abbiamo perquisito la casa dell'uomo alla Mazzetta, abbiamo non solo recuperato i 22mila euro della rapina della Quercia, ma anche alcune mazzette di denaro (circa 2mila euro, ndr), che avevano ancora la fascetta con la scritta Carivit. Si tratta di quel che rimane della rapina del 2005”.

Ieri però la rapina non è andata a buon fine. Anche perché, come ha più volte sottolineato il questore Micillo, c'è stata la cooperazione di chi si trovava nelle filiale. In particolare un impiegato avrebbe seguito il rapinatore ed avrebbe annotato il numero di targa dell'auto con cui stava fuggendo, una Fiat punto vecchio tipo grigia.

La macchina era stata lasciata a circa 300 metri dalla filiale proprio per poterla prendere senza esser visto, ma l'impiegato ha messo in crisi il piano.

Una volta conosciuto il numero di targa, gli uomini della polizia hanno individuato la proprietaria, la sorella dell'arrestato, hanno trovato la casa alla Mazzetta e si sono recati sul posto.

“Prima sono arrivati gli uomini della volante e poi della mobile – ha raccontato Zampaglione -. Abbiamo trovato in casa la madre e un uomo con i calzoncini alla pinocchietto. Abbiamo poi trovato la macchina col motore ancora caldo. Poi i soldi delle due rapine in due buste di plastica”.

Massimo Marconi per giustificare le entrate, secondo quanto ricostruito dalla polizia, aveva detto ai familiari di aver vinto al gratta e vinci. Ma ora i soldi stavano per finire e si era deciso a fare un'altra rapina.

Ma questa volta la polizia lo ha colto in flagrante. E, confrontando le testimonianze, i filmati interni alla filiale e gli indumenti sequestrati in casa dell'uomo, lo ha smascherato.

“Una operazione difficile – ha detto Mocillo – anche perché l'uomo era incensurato e quindi difficilmente identificabile, se non ci fosse stata la collaborazione delle persone presenti alla rapina”.

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