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Giancarlo Torricelli, segretario regionale Rifondazione comunista
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Riceviamo e pubblichiamo - Mentre Viterbo si appresta a celebrare la sua più importante festa religiosa, un’ordinanza del Comune annuncia un giro di vite contro l’insicurezza urbana attraverso una serie di misure che, tra le altre cose, puntano a colpire la richiesta di elemosina davanti ai monumenti, alle chiese, ai parchi e alle piazze.
Si annunciano multe per i “temibili” lavavetri che si appostano ai semafori con l’”inaccettabile” pretesa di guadagnarsi da vivere.
La loro azione “molesta” viene interdetta per un raggio di 150 metri dagli incroci stradali.
Ci sarebbe da mettersi a ridere (o a piangere, fate voi) di fronte a una simile iniziativa propagandistica.
Anche a Viterbo, come in altre città, all’indignazione crescente per le condizioni di degrado in cui versa il centro storico, per la speculazione che aggredisce il territorio e l’ambiente, per l’insicurezza delle condizioni di lavoro, specie in alcuni comparti come l’edilizia e per le violenze da record di cui sono vittime le donne, si pensa di rispondere con una bella campagna contro i “miserabili”.
Un’ordinanza contro coloro che infastidiscono la nostra tranquillità, così da offrire una bella immagine di ordine alla società del disordine e dell’incertezza.
Sia chiaro il sindaco di Viterbo è in buona compagnia.
Prima di lui Cofferati, Domenici, Alemanno e una lunghissima schiera di sindaci democraticissimi avevano individuato nella vessazione di poveracci che chiedono mezzo euro in cambio del lavaggio del vetro, lo strumento per costruire facile consenso.
Del resto, se l’amministrazione comunale della tua città non fa nulla per ridurre il traffico veicolare, e tu sei costretto a respirare gas di scarico in una fila eterna al semaforo di Porta Romana, non puoi che essere triste, rabbioso, aggressivo.
Se a questo aggiungi che i prezzi salgono, il tuo salario continua a perdere potere di acquisto e magari sei costretto a un lavoro precario, si capisce che hai bisogno di prendertela con qualcuno, possibilmente più debole e più povero di te.
Il lavavetri è perfetto: spesso si presenta come uno scocciatore, come una persona che insiste per pulirti il vetro.
Cosa c’è di più facile, deve aver pensato l’amministrazione viterbese, che offrire l’illusione della sicurezza ai cittadini, prendendosela con poche persone senza rappresentanza, senza parola, senza diritti?
Cosa c’è di più facile che sparare nel mucchio e prendersela con la massa informe delle “vite di scarto” che vivono i nostri semafori e che disturbano la vista dei cittadini?
In fondo è una pratica antica quella di esporre alla gogna il pezzente di turno per coprire le magagne del Signore!
L’ordinanza del sindaco Marini non fa altro che dare dignità istituzionale alla lotta ai poveri (non alla povertà).
I poveri esistono, ma, secondo la logica del sindaco, devono stare al loro posto (quale?), senza farsi vedere troppo in giro, senza scocciare automobilisti e benpensanti, senza pretendere uno scambio alla pari (tu mi dai una monetina io ti lavo il vetro).
Questa ordinanza, c’è da giurarlo, non riuscirà a produrre i risultati che promette, perché il livello di “sicurezza” che può garantire non sarà mai all’altezza della domanda di ordine a cui intenderebbe rispondere, ma non per questo non produrrà danni.
La lotta ai poveri, l’accreditamento istituzionale del fastidio verso l’altro, l’altro come disturbo, la certificazione della sua rimozione dall’orizzonte umano e la sua trasformazione simbolica in minaccia.
Tutto questo lo pagheremo tutti con una società più dura e intollerante.
Mentre la sicurezza che dovrebbe essere garantita (quella sociale, quella sul lavoro, quella sulle strade) rischia di essere semplicemente derubricata.
Giancarlo Torricelli
Segretario regionale Rifondazione comunista
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