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- Il pesce? Sempre meglio cotto. E non si tratta di una questione di gusti.
La Asl entra nelle cucine dei viterbesi, dopo i casi d’opistorchiasi, in persone che avevano mangiato pesce crudo pescato nel lago di Bolsena. Le analisi dell’istituto superiore di Sanità hanno riscontrato in otto, le uova di Opistachis, parassita che si può annidare nel boccalone, coregone, zatterino, persico reale, luccio e nella carpa, scardola e tinca.
Gli otto che avevano contratto il parassita erano stati invitati insieme ad altre trentadue persone a un banchetto in un’abitazione privata, ma erano stati gli unici a mangiare carpaccio di tinca.
Il resto degli invitati aveva consumato coregone crudo.
Dai controlli effettuati su pesce pescato in diversi punti del lago, su 55 tinche, 28 avevano il parassita, mentre le altre specie analizzate ne sono risultate prive.
“Per questo ricorda il direttore sanitario Compagnoni abbiamo subito informato la popolazione e i sindaci, invitando a non consumare pesce crudo”. Cuocendolo, infatti, o anche surgelandolo, il parassita muore.
“Si tratta di un parassita spiega Domenico Gentili direttore del servizio sanitario che ha come ospiti definitivi la volpe, il gatto e il cane, mentre l’uomo è un ospite occasionale, in cui s’insinua quando mangia pesce. Per questo va cotto anche il pesce destinato agli animali, oltre che per il consumo umano. Anche perché non è un fenomeno circoscritto al lago di Bolsena, ci sono segnalazioni anche a Bracciano e al Trasimeno”.
E’ comunque una parassitosi non grave. Le persone che sono state colpite, stanno bene e se la sono cavata con un giorno di cura, senza ricovero.
“Da’ solo problemi di natura intestinale precisa Compagnoni disturbi che dipendono dal numero di parassiti presenti nell’intestino. Esiste però la possibilità che alcuni possano arrivare nel fegato, causando calcolosi o tumori, ma si tratta di rari casi, mai registrati in Italia”.
La Asl di Viterbo è riuscita subito a comprendere che si trattava di una parassitosi complessa, grazie alla preparazione d’Orlando Armignacco, responsabile del reparto Malattie Infettive.
A una prima analisi, infatti, i parassiti non risultavano e solo successivi accertamenti hanno consentito di identificare con esattezza l’opistorchis.
Per curarsi, esistono due tipi di farmaco, uno che non è commercializzato in Italia, ma si può trovare nella farmacia del Vaticano, l’altro è reperibile nel nostro paese.
Ma può causare effetti collaterali, come allergie. Quindi è preferibile evitare di ammalarsi, magari facendo un piccolo sacrificio a tavola, non mangiando pesce crudo.