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| Giuseppe Fraticelli rieletto presidente della Talete
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- Il centrosinistra scivola sul bagnato. E perde la partita Talete.
Il braccio di ferro per il rinnovo del cda della società che gestisce il servizio idrico, lo vince il centrodestra.
Per An, Udc e Forza Italia, è stato facile quasi come bere un bicchiere d’acqua. Ieri pomeriggio in Provincia riunione fiume dell’assemblea dei sindaci, soci di Talete. Dalle nove cominciano ad arrivare alla spicciolata e da quel momento si andrà avanti fino a dopo le 17.
Otto ore filate di schermaglie, reciproche accuse. Perché l’accordo su chi nominare non c’è. Il rinvio di sette giorni non è servito a niente. Si va in ordine sparso. Ognuno presenta le proprie candidature.
Ma qualcosa non va per il verso giusto, nel centrosinistra i conti non tornano. Perché i voti quasi si equivalgono e a far pendere l’ago verso il centrodestra, è una richiesta del sindaco di San Lorenzo Nuovo Gabriela Grassini (An): “La Provincia dice al presidente dell’assemblea può votare utilizzando solo il dieci per cento delle quote e non il restante 4.5%, che ancora non è stato assegnato ai comuni. Lo prevede lo statuto”.
Il presidente Grazini (capo del collegio revisori Talete) sposa la tesi. Colpo di scena. La tensione si alza. Fino alle quattordici. Quando si decide per una sospensione di quindici minuti. Il tempo di riorganizzare le idee.
Si riprenderà un’ora e mezza dopo. Con le idee possibilmente ancora più confuse. Il centrosinistra non ci sta. Circolano voci su un possibile rinvio della votazione. Un altro. Ma la Cdl nemmeno ne vuol sentire parlare. Sa di avere i numeri e va avanti. Scontro diretto. Fino alle 17.
Quando si passa a votare il nuovo consiglio d’amministrazione. Riconfermato presidente Giuseppe Fraticelli, Alessandro Guarducci (consigliere uscente di Forza Italia) e Mario Soggiu (consigliere uscente An).
Nel frattempo i sindaci del centrosinistra avevano abbandonato la votazione e qualcuno se n’era andato proprio, come Bonori, Bengasi Battisti, Mazzola o Carai.
Il presidente della Provincia Mazzoli aveva fatto un ultimo tentativo per rinviare la decisione: “Serve qualche ora in più aveva chiesto qualche giorno in più per una soluzione unitaria. La discussione sulle quote in carico alla Provincia ha ingenerato una discussione che non rende sereno il clima. Serve un altro passaggio”. Appello caduto nel vuoto. Così come la richiesta del sindaco Palozzi del numero legale, per bloccare la votazione.
Qualcuno gli ha spiegato che essendo in seconda convocazione non era necessario.
Così il cda è stato nominato e nella Talete, ma è stata una doccia fredda per il centrosinistra. Che qualche responsabilità se la deve prendere.
Al centrodestra si può addebitare di avere accelerato, forzato, sapendo di avere i numeri dalla propria parte. Deprecabile. Ma chi scommetterebbe che a parti inverse non sarebbe successa la stessa cosa?
L’errore più grave è dall’altra parte. Doppio.
Non avere fatto bene i conti. Pensare di avere una maggioranza che in realtà non c’era. Conteggi sbagliati sulla quota della Provincia, quando già il centro destra aveva minacciato battaglia. Conteggi sbagliati sui rappresentanti di Siit, Robur e Cobalb, che si pensava non avrebbero votato, invece lo hanno fatto. Conteggi sbagliati sui comuni. Vedi Vetralla.
Troppi sbagli, dopo che c’era stata una settimana di tempo per trovare una strategia e un accordo.
Altro errore, avere perseverato, mostrato i muscoli, quando ormai era chiaro che la situazione prendeva una brutta piega.
Arrivare a un compromesso quando la riunione era ancora in corso, sarebbe stato molto meno umiliante che farlo oggi. Come dovrà essere.
Ma quello che resta difficile da bere è il modo come tutta la vicenda è stata portata avanti.
In ballo c’erano le sorti della Talete, società ormai avviata, che necessita di passaggi fondamentali come l’aumento di capitale.
I duecentomila euro di capitale sociale sono esauriti da tempo. Perché Talete ha iniziato solo ora a incassare, entrando nella fase operativa. I primi tre anni, com’era normale, sono stati in perdita.
L’aumento era all’ordine del giorno. Ma non sembrava fosse di così vitale importanza rispetto a chi elegge chi nel consiglio d’amministrazione.
Con il risultato che anche l’aumento di capitale da un milione e mezzo d’euro è passato con i soli voti dei sindaci di centrodestra.
Insomma, la politica è riuscita a replicare il miracolo della separazione delle acque. Destra. Sinistra.
Ma che si tratti di normale dialettica, difficile riuscire a berla.
Giuseppe Ferlicca