Riceviamo e pubblichiamo - Gentile direttore,
Non sono mai intervenuto in merito alla questione dell’aeroporto di Viterbo, in quanto l’ho sempre trovata una cosa “da grandi”, da far fare ai politici, agli esperti, ai ministri.
Leggere le parole di Enrico Luciani mi porta però a una riflessione, che spero sia poco polemica ed abbastanza costruttiva.
Il signor Luciani scrive che Viterbo non è adeguata dal punto di vista infrastrutturale, sia su gomma che su rotaia. Devo dargli ragione.
Scrive anche che Viterbo non risolverà i problemi di traffico aereo. Ed anche in questo, probabilmente, ha ragione.
Vorrei chiedere però al signor Luciani chi si è occupato, durante questi anni, delle infrastrutture della nostra Provincia.
Sono pur sempre le stesse Infrastrutture che portano molti viterbesi a cercare una casa a Cesano per lavorare a Roma, le stesse che mandano studenti universitari a Bologna o ad Urbino piuttosto che farli rimanere nella capitale, le stesse identiche infrastrutture di 30 anni fa.
Le infrastrutture non si costruiscono da sole, questo è vero, ma se c’è qualcuno che deve occuparsene questo è lo Stato, e per chi nello Stato un poco ancora ci crede, coloro che hanno un impegno politico-istituzionale da assolvere.
Diceva il senatore Pellegrino che la responsabilità politica è “sapere anche ciò che non si sa, aver fatto anche ciò che non si è fatto”.
Penso che il presidente della commissione Mobilità della Regione Lazio, che di sicuro ha qualche responsabilità politica in merito alle Infrastrutture della sua Regione, lo dovrebbe dimostrare in questa sede, ammettendo che Viterbo è stata dimenticata per qualche decennio, non accusando i suoi stessi colleghi di una scelta sbagliata (un po’ come il cane che si morde la coda).
Abbiamo sbagliato in passato, precludendoci la possibilità di avere un’autostrada o una ferrovia nazionale, ma abbiamo poi tentato di riprenderci.
Il terzo scalo a Viterbo, a questo punto, sarà anche stato una scelta sbagliata, ma iniziare a parlare già da ora di un “quarto scalo” mette paura, perché fa pensare all’ennesima cattedrale nel deserto, all’ennesimo spreco di soldi, all’ennesima opera svolta a metà.
L’aeroporto, per molte persone, è un qualcosa di propedeutico alla nascita di nuove infrastrutture che finalmente aprano la città a nuovi orizzonti.
Se siamo arrivati a questo punto, un motivo ci sarà?
Ringraziando il signor Luciani porgo distinti saluti.
Daniele Malerba