Riceviamo e pubblichiamo - Egregio direttore,
come si sa, in questi giorni il ministro Bianchi ha dato il suo benestare al via dell’aeroporto di Viterbo.
Volevo esprimere il mio dissenso nel giorno in cui si ode un coro pressocchè unanime di consensi da parte dei media locali e dei politici (purtroppo trasversale anche a sinistra).
Sui giornali si leggono titoli di "Vittoria!" oppure "Viterbo vince la sfida dell’aria!".
Il nostro ineffabile sindaco affigge manifesti su cui si legge che è avvenuta " …una storica svolta nel sistema dei trasporti nazionale…". Addirittura!
Manco si trattasse dell’inaugurazione dell’hub internazionale di Francoforte invece che del progetto di una singola pistarella di 2000m; comico, ma senz’altro più realistico, il poster dell’ilare Marini che dimostra in modo inequivocabile come sia necessaria una grossa carta geografica anche solo per individuare dove è situata Viterbo (si vede anche localizzata Brescia con al quale farei volentieri a cambio per quanto riguarda la dimensione economico-industriale).
A questo punto vorrei suggerire alcuni spunti di riflessione su altre esperienze simili.
A distanza di pochi mesi dall’entrata in esercizio di Malpensa sono sorti comitati di protesta sempre più avversi all’aeroporto da parte di cittadini che, a causa del traffico, dell’inquinamento sonoro e dell’aria, hanno visto rapidamente scadere la qualità della vita e deprezzarsi fortemente il valore dei loro immobili nelle aree interessate dal sorvolo degli aeromobili e anche da parte degli agricoltori della zona che hanno visto desertificare ed inquinare i loro terreni a causa del continuo cadere di gasolio polverizzato incombusto dai motori degli aerei stessi.
A Ciampino, da una parte hanno giubilato per la partenza del nuovo aeroporto di Viterbo (dove sperano di sbolognare al più presto gli slot delle compagnie low-cost) e dall’altro, però, non ce la fanno ad aspettare i 3 anni dell’avvio e faranno una fiaccolata per trasferire nel frattempo i voli a Fiumicino alleggerendo la città dal rumore, dall’inquinamento e dal traffico di 6 milioni di viaggiatori.
Tanto per fare paragoni con realtà simili a Viterbo, provate ad andare ad Orio al Serio e vedete quali traversie si devono affrontare per utilizzare quello scalo e non mi sembra che la cittadina lombarda abbia avuto chissà che decollo industriale (ovvero superiore a quello preesistente…).
E vogliamo citare Vicenza?
Che maledice tutti i giorni di avere un aeroporto in città che l’ha pure obbligata a digerire una base militare americana (con annesso deposito di bombe atomiche) e la paralizza di traffico? Faccio notare che Viterbo, con 753 auto ogni 1000 abitanti ha il triste primato di primo capoluogo italiano come tasso di motorizzazione.
Ora, se fosse tutto questo “oro” quello legato ad un aeroporto, come mai quelli che ce l’hanno vorrebbero volentieri farne a meno? Dovrebbe far riflettere o no questo fatto?
I fautori del si obbiettano che lo scalo aereo è una infrastruttura di comunicazione che porterebbe occupazione e sviluppo perché accorcerebbe le distanze del nostro capoluogo dal centro nevralgico della regione, ovvero Roma.
E allora come mai sono decenni che la Orte-Civitavecchia non viene completata, la Cassia bis si ferma a Monterosi ed il sistema ferroviario della Tuscia è lo stesso di 100 anni fa?
Queste infrastrutture non avrebbero ottenuto lo stesso scopo ma con anni di anticipo, meno spesa e meno impatto sulla città?
Spero di sbagliarmi ma tra qualche tempo molti degli entusiasti si pentiranno e, purtroppo, temo che gli stessi esponenti politici che oggi si attribuiscono il merito del “successo” tra qualche anno cavalcheranno la protesta di quelli che subiranno gli effetti negativi del traffico aereo.
Conserverò qualcuno dei manifesti affissi sui muri per ricordare in futuro quali erano le opinioni nel passato.
Cordiali saluti
Natale Saviano