Riceviamo e pubblichiamo - Caro direttore,
volevo congratularmi con te per l'articolo sull'aeroporto e la fine degli agrari e dei loro figli.
E' esattamente quello che penso e che pensano migliaia di viterbesi, è quello che ho cercato di portare avanti nella mia vita piccola politica, è quello che intendevo fin dall'ultimo congresso dei Ds a San Martino quando chiesi a Sandro Mancinelli di creare un gruppo per coordinare le forze per raggiungere l'obiettivo dell'aeroporto.
Ora non penso e non pensiamo che Viterbo cambierà, come non lo pensavamo quando venne l'università.
Ma guardandoci indietro l'università ha cambiato molto questa città il modo di pensarla, viverla, farla crescere.
Dieci anni fa c'era il coprifuoco a Viterbo, come iniziava la libera uscita dei militari tutti a chiudere le illibate donzelle nei castelli.
Tutti a chiuderci in casa di qualcuno magari a vedere un film, al massimo al cinema.
L'università ci ha fatto capire quanto può essere bella Viterbo di sera, d'estate e d'inverno, hanno iniziato ad aprire pub, locali, la vita è cambiata.
Con difficoltà ci stiamo aprendo e ci riconosciamo anche in persone che non sono nate nelle mura, ma le abitano e le fanno loro.
Io ho vissuto sei anni della mia vita a Perugia a studiare e quella città la sento mia perché in quegli anni l’ho vissuta più di chiunque altro perugino.
Così è per i nostri studenti.
Questa città è vissuta e vive sul clientelarismo, come tutta la nazione, ma qui con una pervicacia e un’ottusità da primi anni dell’800.
Pochi hanno tanto e se non sei amico di, se non conosci chi, se non hai almeno per una volta cenato con, scordati di fare qualsiasi tipo di carriera in questa città.
La verità e che ora molti investiranno sul nostro territorio e se all’inizio si fideranno dei consigli dei “capetti” nostrani, poi il mercato li spingerà a cercare qualità e competenza e questo sarà per Viterbo il risveglio, la rinascita, la nuova linfa a nuove opportunità.
Dobbiamo riconoscere un grosso merito a chi ci governa, città, provincia regione, governo, “non si sono venduti per 30 denari e pochi voti”, sebbene sembra scontato non lo è affatto.
Ora che il processo sia democratico, che Adr venga, ma sappia dare opportunità e sviluppo al territorio, che i nostri politici sappiano governare il processo senza cadere nelle lobby, che venga fatta una commissione in comune e in provincia per le grandi infrastrutture, che sia partecipativa e democratica.
A breve non ci sentiremo dire “Viterbo dove?” “ a nord di Roma” ma ci diranno “ si! Viterbo, splendida cittadina, l’ho visitata quando ci ho fatto scalo”.
In bocca al lupo a tutti
Samuele De Santis