Riceviamo e pubblichiamo - L'individuazione di Viterbo come terzo scalo risolve i problemi dell’aeroporto di Ciampino?
Riguardo la scelta del terzo scalo a Viterbo ci troviamo di fronte, purtroppo, ad una decisione già presa: a prescindere dall’ubicazione che è stata scelta, considero sbagliato il metodo utilizzato rispetto ad un’individuazione che doveva essere supportata da un approfondimento molto più complesso, il quale, se c’è stato, non ha previsto alcun passaggio in commissione, che avrebbe dovuto prevedere uno studio capillare ambientale ed infrastrutturale ed una eventuale classifica dei siti.
Oggi, infatti, si ignorano le motivazioni che hanno portato a tale scelta.
Viterbo attualmente ha gravi carenza dal punto di vista infrastrutturale, infatti il collegamento con Roma rimane ancora una situazione aperta: la Cassia è a quattro corsie solo fino a Monterosi e poi si restringe fino a paragonarsi ad una strada provinciale, il collegamento tra Vetralla e Cerveteri è quasi un imbuto, mentre sul fronte ferroviario la Roma Viterbo è insufficiente già oggi al trasporto per i pendolari e la Civitavecchia- Capranica- Orte è stata dismessa da Rfi.
Questa non mi sembra la risposta giusta che nell’immediato andrebbe a risolvere la questione Ciampino, ma soltanto una soluzione intermedia.
Ho già detto in più di un’occasione che se la scelta fosse ricaduta su Viterbo il problema Ciampino sarebbe rimasto invariato, ho anche detto che una tale soluzione lascia presupporre addirittura la nascita di un quarto o quinto aeroporto, in barba agli innumerevoli cittadini che in Italia e nel mondo si stanno battendo per ottenere una moratoria contro il proliferare degli aeroporti.
Non è possibile avere un aeroporto in ogni provincia piccola o media, non è possibile continuare con questo sviluppo che ha arrecato troppi danni all’ambiente e non è possibile che questo ad oggi non interessi a nessuno.
Per evitare il proliferare degli aeroporti il Governo dovrebbe predisporre delle regole che vietino i low cost per una distanza al di sotto dei cinquecento chilometri per la quale sarebbe meno impattante e meno costoso il collegamento ferroviario.
Enrico Luciani, presidente della Commissione Mobilità della Regione Lazio