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Attilio Moretti
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-Se il Cev va male è perché il Comune non paga. O meglio, non paga quanto dovrebbe, per i servizi erogati dalla società.
Nella municipalizzata, così come nella Francigena, c’è un nuovo consiglio d’amministrazione formato di tre saggi. Gli stessi che hanno redatto la relazione in cui si mettevano in evidenza le criticità delle municipalizzate. Presidente è Maculani. A lui e al cda, il compito di fondere Cev e Francigena in un’unica nuova società.
Ma prima che scompaia, l’ex presidente Attilio Moretti ci tiene a salvare la sua “creatura”. Che non sta andando così male come la si vorrebbe dipingere.
Se oggi nel bilancio Cev manca qualcosa come un milione e mezzo di euro, non si tratta di cattiva gestione. “L’amministrazione comunale spiega Moretti avrebbe dovuto adeguare i contratti economicamente, ma non lo ha mai fatto. E’ impensabile non andare in perdita in queste condizioni.
Per la nettezza urbana, il contratto è fermo dal 1992, ma nel frattempo le zone da coprire e le spese sono aumentate.
Per raccolta rifiuti nel 1994 la Manutencoop prendeva 3 milioni e 800mila euro annui. Nel 2003 al Cev sono stati corrisposti 4 milioni e 80mila euro, ma abbiamo dovuto pagare 490mila euro per l’acqua consumata, spesa in precedenza non prevista. Per questo abbiamo accumulato crediti nei confronti del Comune, lavorando in perdita”.
Quello che mancava, a Palazzo dei Priori veniva trasferito al Cev, non passando per la spesa corrente. “Capisco che ci possano essere equilibri da mantenere precisa ma non si può far passare come spendacciona una società che invece negli anni ha contenuto la spesa rendendo alla città un buon servizio”.
Conti alla mano, il Cev dal Comune deve avere un milione e 300mila euro. “Cui vanno tolti 322mila euro d’economie che siamo riusciti a fare”.
Ma ai quali se ne potrebbero aggiungere altri cinquecentomila. “Perché non abbiamo firmato l’accordo spiega Moretti per la riscossione tributi. Anche se il servizio lo abbiamo comunque garantito. Il Comune nel 2006 prevedeva 26mila euro per un settore in cui lavorano 26 persone. Quando hanno provato ad affidare la gara a privati, hanno scoperto che avrebbero dovuto spendere 400mila euro”.
A dargli in qualche modo manforte, alla conferenza stampa c’erano anche Goffredo Taborri e Rodolfo Gigli. Stesso partito del presidente.
Mentre Taborri ha preannunciato un’interrogazione in consiglio comunale, Gigli ha puntato il dito sulle assunzioni. Si è detto troppe e non si sa quanto utili.
“Ma ha chiesto Gigli che competenze ha il presidente? E’ lui che decide?”. Ovviamente no. “Il compito ricorda Moretti è dell’amministratore delegato prima, dell’istitore poi, da quando il Cev è diventato totalmente di proprietà comunale”.
Pure sul fronte dipendenti, Moretti ha smontato le cifre. “Nel 2004 abbiamo ereditato 150 dipendenti, oggi ce ne sono 148. Nella nettezza urbana siamo passati da 88 a 82.
E il Sole 24h ci attesta tra quelli con maggiore produttività”.
Quello che è chiaro, è che Moretti di passare alla storia come il presidente deficit non ci sta.
“Il Cev gestisce una decina di servizi spiega tra nettezza urbana, verde, cimitero. Abbiamo fatto forti investimenti, comprato per tre milioni d’euro i nuovi macchinari per la raccolta dei rifiuti, accendendo un mutuo per il quale paghiamo 800mila euro l’anno fino al 2010.
La nostra è stata sempre una politica di contenimento delle spese, riducendo le consulenze, formando il personale interno per evitare di appaltare all’esterno e sulla qualità del servizio, non credo ci siano dubbi.
La nettezza urbana non ha subito mai interruzioni.
A Viterbo abbiamo un costo medio a tonnellata di 186 euro a fronte dei 212 nel resto d’Itala, eppure Viterbo è tra i primi sei capoluoghi dove la Tarsu costa meno.
Si paga in media 111, 32 euro a fronte dei 331 di Livorno”.
Insomma, Cev assolto con formula piena dall’accusa. Palazzo dei Priori ricorrerà in appello?