- Nei primi mesi del 2008 inizierà ufficialmente il dibattito sulla futura politica europea nel settore lattiero caseario.
La proposta, sostenuta dal Commissario Europeo Fischer Boel, mira alla definitiva abolizione dopo il 2015 dell’attuale organizzazione comune di mercato che si basa principalmente su un sistema di stretto controllo dei quantitativi prodotti, meglio conosciuto come regime delle “quote latte”.
La situazione italiana
Il territorio e l’ambiente italiani, in cui è presente la zootecnia da latte, si differenziano notevolmente rispetto ai grandi paesi produttori del Nord Europa.
La vera competitività della zootecnia italiana sta nella qualità delle produzioni legate imprescindibilmente al territorio. Il latte italiano ha successo sul mercato per la capacità di valorizzare le caratteristiche del territorio e della tradizione italiana.
A questo bisogna aggiungere che più del 50% delle imprese di allevamento italiane sono situate in zone montane e svantaggiate del Paese, dove svolgono una fondamentale funzione di presidio del territorio e di protezione rispetto ai dissesti idrogeologici.
Sul tema delle “quote latte”
L’applicazione nel nostro Paese dell’organizzazione comune di mercato del settore lattiero, basata sulle “quote latte”, è stata e continua ad essere contraddistinta da gravi comportamenti elusivi degli obblighi derivanti dalla normativa comunitaria e nazionale, anche dopo l’entrata in vigore della legge 119/2003.
In Italia sono operanti 48.000 imprese di allevamento da latte moltissime delle quali, circa 32.000, hanno effettuato contratti di acquisto di quota con notevoli investimenti finanziari per allineare le capacità produttive ai quantitativi di riferimento, altre 15.000 hanno aderito al piano di rateizzazione del debito accumulato.
A fronte di questi 47.000 allevatori onesti e rispettosi della legge, ci sono circa 1.200 aziende che hanno scelto di porsi fuori dalla legalità, producendo enormi quantità di latte prescindendo dall’assegnazione delle quote, con gravi conseguenze in relazione a: una considerevole produzione di latte che si pone al di fuori dei circuiti ufficiali e che non offre certezze in termini di sicurezza alimentare a danno dei consumatori;una condizione di forte disparità in termini di concorrenza tra gli allevatori che operano nell’ambito della legalità e quanti agiscono in spregio alla normativa con gravi perturbazioni del mercato italiano dei prodotti lattiero caseari;
il mancato rispetto delle regole che ha generato un grave danno di immagine e credibilità del nostro Paese nei confronti dell’Unione Europea;
reiterati comportamenti elusivi della normativa comunitaria che porteranno a ulteriori inevitabili provvedimenti sanzionatori da parte dell’Unione Europea. In altre parole, oltre al danno di circa 2 miliardi di euro già trattenuti dalla Commissione Europea e sottratti alle imprese oneste e ai cittadini italiani, subiremo anche la beffa di una ulteriore sanzione al nostro Paese per non aver fatto rispettare le regole.
La mancata applicazione della legge 119/2003 crea una situazione di grave turbamento del mercato dei prodotti lattiero caseari e mette in pericolo l’ordine pubblico anche a causa di notizie fuorvianti e contraddittorie di fonte politica che rischiano di far ritornare nel settore il clima degli anni ’90.
E’ evidente che prima di modificare ulteriormente le regole dell’organizzazione comune del mercato (OCM) deve essere data piena e completa applicazione alla legge 119/2003, soprattutto con riguardo alle procedure di riscossione dei prelievi nei casi di superamento della quota.
Su questi temi della legalità, Coldiretti è, e sarà sempre, in prima linea perché ritiene che non ci possa essere un’ agricoltura sana e sicura al servizio dei cittadini consumatori senza il rispetto della legge.
Alla luce di quanto esposto risulta necessario:
1. procedere con il massimo rigore ai controlli previsti dalla 119/2003 e dalle normative sia sanitarie che fiscali;
2. attivare le procedure previste dall’articolo 1 della legge 119/2003 per il recupero delle somme dovute a titolo di superprelievo. La norma, infatti dispone che “in caso di mancato versamento del prelievo supplementare dovuto, le regioni e le province autonome effettuano la riscossione coattiva mediante ruolo, previa intimazione nei confronti di acquirenti e produttori”;
3. sensibilizzare opportunamente gli uffici giudiziari affinché sia posta la dovuta attenzione nella valutazione del reale contenuto dei ricorsi attribuiti per legge alla esclusiva giurisdizione dei T.A.R. ;
4. garantire e supportare la costituzione dell’Agea e delle Regioni nei giudizi pendenti dinnanzi alla magistratura assicurando che la difesa venga garantita con adeguate professionalità in grado di ottenere la rapida definizione delle controversie;
5. provvedere all’immediata sospensione della corresponsione di qualsiasi aiuto o altra erogazione di natura pubblica, per i soggetti che non hanno rispettato i quantitativi individuali di produzione lattiero casearia e che hanno aperto un contenzioso con la Pubblica Amministrazione.
Coldiretti